Ludi (Como): «Se si riprenderà
ci saranno spese insostenibili»

Parla il direttore sportivo del club biancoblù

«Che il 4 maggio le nostre squadre possano ricominciare ad allenarsi mi sembra davvero improbabile». Così diceva l’altro giorno il presidente della Lega di serie C. E alle parole di Francesco Ghirelli, del resto, è seguito poco dopo il comunicato della Figc, in cui si propone di far ripartire il calcio per gradi. Prima la A, poi la B, poi la C. Un poi che resta però ancora assolutamente sospeso: dopo rispetto a quando? E quanto dopo?

«Sulle tempistiche effettivamente quel “dopo” è difficile da interpretare. Non c’è ancora alcuna indicazione, ma perché non può davvero esserci per il momento. Noi ragioniamo per step, e il prossimo è il 4 maggio. Anche se sembra davvero difficile pensare di rimettersi regolarmente al lavoro per quella data. E del resto, ricominciare ad allenarsi ancora più tardi significa non poter chiudere la stagione in tempi ragionevoli». Il ds del Como Carlalberto Ludi, come la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, ha molte perplessità sulle possibilità di ripresa.

E poi, ci sono i grandissimi interrogativi sulle modalità con cui si potrà, anzi si dovrà, ricominciare. Difficili da affrontare già per la serie A, praticamente impossibili per la serie C.

Lo si dice chiaro, del resto. Viene per ora solo raccomandata, ma non si esclude che possa essere obbligata, la modalità di una ripresa “chiusa”, cioè con squadra e staff blindati in un ritiro. E già questo è un ostacolo enorme per chi, cioè praticamente tutta la serie C, non ha un centro sportivo in cui ospitare un ritiro.

Andrebbero affittati, e tra l’altro sanificati, degli alberghi. Per non parlare poi di tutto ciò che concerne gli esami e i controlli medici costanti per tutti. Compresi i tamponi, da effettuarsi a spese delle società. Costi e difficoltà che in una categoria già piena di problemi non vale la pena di affrontare, anche per chi potrebbe permetterselo.

«Spese insostenibili per molte società, a fronte di nessun tornaconto. Perché si giocherebbe anche senza pubblico. Avrebbe davvero poco senso. Per quanto sia apprezzabile la voglia del sistema calcio di rimettersi in moto, e tutti avremmo voglia di ricominciare, ma ci sono tante cose da considerare. In primis, le condizioni di sicurezza sanitaria, che al momento assolutamente non possono essere garantite. Il protocollo sanitario proposto, per questa categoria non è praticabile».

Addirittura per la serie A si è parlato di non giocare in alcune regioni del Nord, discorso che in serie C non si può nemmeno pensare. «Vorrebbe dire doversi sobbarcare sempre anche dei costi di trasferta, sarebbe ancora peggio».

C’è anche, però, la sensazione che questa ipotesi di inizio “per gradi” possa essere un modo per far partire comunque la serie A e decidere poi successivamente di sospendere il resto.

«Potrebbe essere, ma al momento non possiamo dire niente, c’è solo da auspicarsi che si arrivi a una decisione prima possibile. Che poi è quello che diciamo da tempo, almeno noi come Como. Perché consentirebbe a tutto il sistema e a ogni società di organizzarsi meglio per risolvere i problemi che si presenteranno inevitabilmente la prossima stagione. I risultati sportivi? Certo, il rischio di avere poi dei ricorsi ci sarà. Ed è ovvio che lo si voglia evitare. Anche per questo però avere più tempo permetterebbe di riflettere meglio su come risolvere il problema».

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