Pozzi: «Lascio la pallanuoto
Sento di avere dato tutto»

Dopo la storica salvezza in A1 delle Rane Rosa della Como Nuoto, l’annuncio a sorpresa dello storico allenatore

Pozzi: «Lascio la pallanuoto Sento di avere dato tutto»
Stefano Tete Pozzi, allenatore della Como Nuoto
(Foto di Cusa)

“Smetto”. Verbo al presente, proiettato sul futuro. Ad accoglierci nella “sua” piazza Croggi, in riva al lago, per pronunciare questa parola che sa di intenzione seria è Tete Pozzi, coach delle Rane Rosa. E tutto ti aspetti tranne che di trovare un uomo sereno che lucidamente ha preso una decisione importantissima per la sua vita. Scartate le ipotesi più ovvie, Tete è astemio e non fuma, ed anche quelle legate alla sua smodata passione per la maionese, non resta che accettare l’imprevista connessione tra smettere ed allenare: Tete non allenerà più e la decisione è irreversibile. Più di trent’anni di carriera, tanti, tantissimi bei ricordi e risultati, qualche momento di difficoltà: a parte una parentesi a Vigevano, una vita con e per la Como Nuoto.

Pozzi, è sicuro di quello che sta per dire?

Assolutamente. Gli ultimi due anni sono stati i più esaltanti: vittoria in serie A2 e salvezza ottenuta al primo tentativo nella massima serie. Ma anche i più duri e faticosi. Continuamente in trasferta, con la preoccupazione che gli spazi potessero non essere sufficienti: lo stress è stato enorme, in confronto quello prettamente sportivo è stato inferiore.

Il risultato non l’ha ripagata?

Siamo partiti con due acquisti di poca esperienza e abbiamo valutato che si potesse fare bene anche senza straniera, il torneo pareva livellato verso il basso a parte le magnifiche quattro, e così è stato. Il girone di andata ci ha premiato, quello di ritorno ha fatto crescere un’ansia che è sfociata poi nella tripla sfida con Milano. Per fortuna il sostegno del Consiglio e del Presidente e perfino la collaborazione nella ricerca di spazi con Zimnjic, coach della maschile, sono andate a meraviglia, così siamo arrivati alle sfide cruciali nelle migliori condizioni possibili, ma il logorìo è stato enorme. Pensi che a parte tre partite non ho mai avuto la possibilità di scegliere chi convocare a causa di infortuni, Covid, studio ed altro. E sa una cosa? Le escluse hanno sempre vissuto male la non convocazione, segno di quanto tutte tenessero ad aiutarmi a salvare le Rane Rosa.

Quando ha pensato di chiudere con la pallanuoto?

Dopo la terza partita dei play-out: li ho visto la miglior Como Nuoto che potevo aspettarmi e mi son detto: hai fatto il massimo per loro, fermati qua. Le ragazze hanno ancora margine per migliorarsi, tu no, quindi fatti da parte. Hai portato un pubblico fantastico a tre quarti d’ora da Como e la salvezza è il giusto premio: e lì son crollato, non ho pianto perché abbiamo vinto ma perché son completamente esaurito.

Aveva previsto che sarebbe andata così?

Ad inizio anno ho detto alle ragazze: proviamoci, ce la possiamo fare. Siamo diversi dalle altre squadre, le Rane Rosa non percepiscono stipendi e fanno tutto per passione: questo non ci renderà migliori tecnicamente, ma il gruppo ha una forza incredibile, da campionesse d’Italia.

Come si vede da ex allenatore? E’ possibile magari fra qualche anno un ripensamento?

Mi vedo benissimo! Mia moglie capirà perché era un bene che io fossi spesso fuori casa per i miei impegni, scherzi a parte la ringrazio perché mi ha sempre sostenuto. Dovessero contattarmi per fare da commentatore televisivo accetterei e per ora non voglio pensare ad altro. Anzi, sa cosa mi piacerebbe fare? Essere il vice di un allenatore di una giovanile in uno sport che non conosco per nulla, calcio, pattinaggio, pallavolo o chissà.

Ringraziamenti?

Tanti: un grazie al dirigente Martino Romanò che mi ha sempre supportato al meglio. Ho sentito di recente Rudy Cattino che si è complimentato con me, lui mi ha instillato l’amore per la pallanuoto. E sono andato al cimitero a salutare il grande Mario Bianchi, grazie a lui ho imparato il significato della parola passione pura.

Ci ricorda alcuni momenti topici della sua carriera?

Tutto si svolge sempre qua, nei bar della zona, mi piace giocare in casa: il primo è il contatto con Francesca Bosco prima di accettare anni fa l’incarico con le Rane Rosa, il secondo è di ieri, quando ho comunicato al capitano Maria Romanò la mia decisione. Un momento brutto è stato la sconfitta ai play-off di A2 con Cosenza.

Facce e personaggi.

Ho un sacco di bei ricordi, ho allenato gente che ho visto letteralmente nascere, che è andata via come Fisco e poi è tornata per farci battere anche la sua ex squadra. E naturalmente non dimentico anche il mio passato con le squadre maschili. Insomma, lascio senza rimpianti, se non quello di non aver più potuto allenare a Muggiò: non ho mai voluto buffoneggiare perché c’era gente che buffoneggiava più di me, al prossimo sindaco dico solo che non è concepibile, è ingiusto non dar modo a noi ed alla città di usufruire dell’impianto, dalla sua indisponibilità è nato il mio malessere che è poi sfociato nella decisione di smettere. Però non fraintendiamo: abbandono ma sono l’uomo più felice del mondo.

(Contattato per un commento sull’inaspettata decisione, il Presidente della Como Nuoto, Mario Bulgheroni, esprime il dispiacere suo e del Consiglio per una decisione comunque da rispettare e ringrazia Stefano Pozzi per il suo importantissimo apporto nei successi sportivi della società).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

{# #}