«Pantani fu fermato dalla camorra», ma l’inchiesta va verso l’archiviazione

La Procura di Forlì chiede l’archiviazione del fascicolo perché il reato è prescritto ma secondo il pm vi furono interventi della malavita per alterare i test

La Procura di Forlì ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta su un presunto intervento della camorra contro Marco Pantani nel Giro d’Italia del 1999. A Forlì era stato riaperto il caso, archiviato a Trento: si ipotizzava un complotto con lo scopo di alterare le analisi del sangue di Pantani a Madonna di Campiglio per poi escluderlo dal Giro d’Italia che stava dominando.

Secondo l’avvocato della madre di Pantani, Antonio De Rensis, la richiesta di archiviazione “riguarda la tempistica” mentre nell’atto si «ridisegnano in maniera incontrovertibile i fatti di Campiglio». Secondo quanto scrive la Gazzetta dello Sport, infatti, il pm di Forlì Sottani, pur chiedendo l’archiviazione per intervenuta prescrizione degli eventuali reati, nelle sue motivazioni afferma: “Un clan camorristico minacciò un medico per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma”.

I controlli erano stati effettuati da tre medici comaschi che - in virtù di una convenzione tra l’ospedale Sant’Anna di Como e l’Unione ciclistica - si occuparono del prelievo di sangue a Marco Pantani la mattina del 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, prelievo in base al quale il Pirata fu escluso dal Giro alla vigilia della penultima tappa a causa dell’ematocrito troppo alto, sopra a 50, soglia oltre la quale c’erano rischi per la salute.

I tre sono stati sentiti anche dal pm di Forlì. Dalle perizie effettuate nel corso della prima inchiesta sul “caso Pantani” era emerso che i tre comaschi avevano operato correttamente.

«Sì», ripetuto cinque volte, come risposta alla domanda se è vero che ci fu un complotto della Camorra per far perdere il Giro d’Italia a Marco Pantani nel 1999. L’affermazione è contenuta alla fine di un’intercettazione, diffusa proprio oggi da Premium Sport: una telefonata di un detenuto vicino alla Camorra e ad ambienti legati alle scommesse clandestine con un parente. L’intercettato sarebbe la persona che, secondo Renato Vallanzasca, gli confidò in prigione quale sarebbe stato l’esito del Giro del ’99, ovvero che Pantani non avrebbe finito la corsa. Sul presunto complotto indagano la Procura di Forlì e atti sono stati trasmessi anche alla Dda di Bologna.

Il detenuto nella telefonata racconta di essere stato interrogato sulla morte di Pantani: «All’epoca dei fatti, nel ’99, loro (i Carabinieri, ndr) sono andati a prendere la lista di tutti i napoletani che erano...» in carcere «insieme a Vallanzasca. E mi hanno trovato pure a me - spiega - Io gli davo a mangià. Nel senso che, non è che gli davo da mangiare: io gli preparavo da mangiare tutti i giorni perché è una persona che merita. È da tanti anni in galera, mangiavamo assieme, facevamo società insieme». Vallanzasca, ricorda il detenuto, ha fatto dichiarazioni “dicendo che un camorrista di grosso calibro gli avrebbe detto: ’Guarda che il Giro d’Italia non lo vince Pantani, non arriva alla fine. Perché sbanca tutte ’e cose perché si sono giocati tutti quanti a isso. E quindi praticamente la Camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani. Cambiando le provette e facendolo risultare dopato. Questa cosa ci tiene a saperla anche la mamma». E quando il parente domanda «Ma è vera questa cosa?», la risposta è «Sì, sì, sì… sì, sì».

«Le parole di questa intercettazione fanno male, è una conferma di quello che ha sempre detto Marco, cioè che l’avevano fregato. Io mio figlio lo conoscevo molto bene: Marco, se non era a posto quella mattina, faceva come tutti gli altri.

Finalmente la gente ora potrà dirlo, anche se tanta gente sapeva che l’avevano fregato. Io sono molto serena oggi: finalmente sono riuscita e sono riusciti a trovare queste cose», ha commentato sempre a Mediaset la madre di Pantani, Tonina.

A Forlì è dunque in corso una delle due inchieste riaperte a distanza di anni su Pantani. A Rimini si attende la decisione del Gip sulla richiesta di archiviazione della Procura nell’inchiesta bis sulla morte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA