Ruggeri: «Io al rugby per caso Ma poi ho vinto lo scudetto»
Il comasco Davide Ruggeri

Ruggeri: «Io al rugby per caso
Ma poi ho vinto lo scudetto»

Si racconta il giovane comasco campione d’Italia con Rovigo

Un caldo pomeriggio di giugno, al centro sportivo Belvedere è in corso un allenamento dell’Under 14 del Como. La pandemia ha allungato la stagione che, in tempi normali sarebbe già in vacanza. Il gruppo si anima quando appare Davide Ruggeri, fresco campione d’Italia con il Rovigo, in una finale che lo ha eletto miglior giocatore in campo. Il terza linea di 22 anni, che ha dimostrato tutto il suo valore anche come numero 8, non è nuovo al “ritorno a casa”.

«Quando torno a Como, chiedo sempre il “permesso” al presidente Michele Cerbo, per potermi allenare. Sul campo o nella palestra. E la società mi viene sempre incontro».

Per te è un ritorno alle origini, dove hai iniziato.

«Ad essere precisi, quando io ho iniziato a giocare a rugby, non c’era nemmeno il campo. Il centro sportivo è arrivato dopo e qui ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Certo mi fa piacere poter tornare e anche vedere i giovani al lavoro. Chissà che qualcuno di loro non possa andare lontano».

Lontano come hai fatto tu, arrivando sino al titolo tricolore, vinto da protagonista

«E’ stata una grande soddisfazione. Nelle ultime due stagioni, diverse dal solito, il Rovigo ha vinto gli unici due trofei in Palio:la Coppa Italia nel 2020 e lo scudetto nel 2021. Poi vincere come abbiamo fatto, al termine di una partita bellissima, con la meta decisiva negli ultimi secondi, comporta una soddisfazione ancora più grande».

Senza dimenticare che sei anche andato in meta.

«Al termine di un’azione corale, preparata da coach Casellato. Nelle riprese televisive si è visto solo il momento in cui depositavo l’ovale oltre la linea:in quel momento stava passando il replay del giallo ad un avversario. Quasi ci fossi arrivato per caso, ma non è così:il rugby è un gioco “molto di squadra”

Ed è per questo che hai deciso di praticarlo?

«Sinceramente non è che avessi intenzione di fare rugby. Nella mia famiglia nessuno aveva mai parlato e nemmeno praticato la palla ovale. Facevo tennis ma non mi piaceva più e soprattutto volevo uno sport di squadra che non fosse però il calcio e ho deciso per il rugby»

Un “amore” nato per caso?

«Ma che poi mi ha preso. E pure tantissimo. Il rugby è diventato importantissimo per me. Quando mi è entrato “dentro” ho capito che non l’avrei mai lasciato».

Sei arrivato per caso ma gli addetti hanno visto che in te c’era della stoffa, a partire dal direttore sportivo, e attuale presidente Cerbo, che in tempi non sospetti aveva pronosticato per te un futuro importante. E da coach Angelo Riviezzi, attualmente alla guida dell’Under 14, che era entusiasta.

«Devo dire grazie anche a loro se sono arrivato. Sono riusciti a farmi appassionare a questo gioco, anche per la passione che mi hanno dimostrato, giorno dopo giorno, pur tra diverse difficoltà».

Il futuro:ancora a Rovigo o il salto definitivo nella Benetton e nel Pro 14?

«Adesso penso solo a godermi un po’ di vacanze, anche se non smetterò di allenarmi. E’ stata una stagione lunghissima, anche a causa della pandemia e sono arrivato al termine molto affaticato. Poi vedrò se sarò chiamato alla preparazione con la Benetton o ricomincerò da Rovigo».

A Rovigo sei un beniamino -probabilmente il “numero uno” - dei tifosi. Anche i compagni ti stimano:quando hai saltato alcune partite per il Pro 14, non vedevano l’ora che tornassi.

«Mi trovo bene, anche come città per viverci. E’ diversa da Como, ma è bella. Lo ripeto:vediamo cosa succede».

Sei campione d’Italia, sei stato il miglior giocatore della finale, hai un curriculum da protagonista nelle nazionali giovanili dall’Under17 alla 20, dove hai anche ricoperto il ruolo di capitano. Come mai non è ancora arrivata la prima convocazione con la nazionale maggiore?

«Sono ancora giovane. Mi auguro che la chiamata arrivi prima possibile. Vestire l’azzurro è un grande onore ed una grande soddisfazione».

Eppure nel Rovigo sei stato sempre titolare, anche a discapito di compagni più esperti.

«A coach Casellato (che non allenerà nella prossima stagione i veneti nda) piacciono i giovani e trova sempre il modo di farli giocare, il più possibile».

E se tra Rovigo e Benetton spuntasse un’offerta dall’estero, che tra l’altro è uno dei tuoi sogni?

«La vedo molto dura. Sono poche le società che chiamano un italiano ad occupare uno slot da straniero nel rugby».


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