Ruta: «La quarta Olimpiade?       Sarà difficile, ma ci provo»
Pietro Willy Ruta

Ruta: «La quarta Olimpiade?
Sarà difficile, ma ci provo»

Mandato agli archivi l’anno della medaglia di Tokyo, il menaggino guarda avanti

Ha passato le feste al sole e al mare di Sicilia, a casa dei suoi genitori ad Ispica, nel Ragusano e ora è tornato a Griante, sul suo lago. Ma Pietro Willy Ruta, “Peppo Barbanera” per gli amici, ha già pronte le valige per il primo raduno del 2022 del gruppo olimpico a Sabaudia. Medaglia di bronzo in doppio pesi leggeri con Stefano Oppo a Tokyo 2020, il comasco delle Fiamme Oro ha risvegliato sul lago di Como ricordi sopiti da ben 53 anni.

La loro medaglia è stato il simbolo della regolarità e dell’accortezza: nella finale su un campo di gara pesantissimo hanno lasciato scannare tra loro Irlanda e Germania per l’oro e l’argento, scegliendo la sicurezza di un magnifico bronzo che ha ripagato entrambi della medaglia di legno di Rio 2016. Dopo 21 anni è stata riscritta la storia olimpica del doppio pielle, che si era fermata con l’argento di Sidney 2000 e che purtroppo si chiuderà per sempre a Parigi 2024, per lasciare il posto al coastal rowing.

Finalmente una vacanza lontana da remi e remo ergometri, con papà Felice , siciliano e mamma Stefania, comasca?

Si. Sono andato in Sicilia a casa dei miei per periodo di stacco, di cui avevo proprio bisogno. Ho tanti ricordi d’infanzia laggiù è sono rimasto sorpreso che siano venuti amici a ricordare i vecchi tempi. Ma quello che forse non mi aspettavo è che mi hanno anche fatto un mucchio di domande sulla medaglia vinta a Tokyo.

Si parla anche di cittadinanza onoraria di Ispica.

Anche questo non me lo sarei mai aspettato. Il risultato che ho ottenuto l’ho fatto per me stesso e per chi mi ha sostenuto in tutti questi anni. Però mi ha fatto veramente piacere, sia per me sia per i miei genitori, che il sindaco voglia darmi questo riconoscimento. Non sì è potuto fare adesso per le misure di sicurezza anti Covid 19, ma è prevista la cerimonia di consegna a luglio.

Ma anche sul lago la tua popolarità è salita parecchio. Era da Messico 68 che non si vedeva una medaglia olimpica sul Lario comasco.

Infatti. I miei amici di Menaggio e dintorni sono stati i primi a complimentarsi con me. Ma girando la scorsa estate per i paesi e per le scuole del lago a raccontare le mie esperienze, mi sono fatto una cultura delle glorie lariane passate. Ho incontrato molti nipoti dei campioni della Falck di Dongo e sono venuto a conoscenza di imprese straordinarie. A mia volta ho raccontato le mie esperienze e mi sono convinto che passano gli anni, cambiano i metodi e i mezzi a disposizione, ma sono sempre gli stessi i momenti magici che si vivono in una Olimpiade e che non possono essere paragonati ad altri eventi, pur grandi che siano.

Facci capire la differenza

In un Mondiale, pur bello ed importante che sia, sei lì su un campo di gara, in un albergo con tanti atleti del tuo stesso sport, la maggior parte dei quali conosci perché li incontri ogni anno. La solita routine. Una Olimpiade, e io ne ho vissute tre, è una cosa fantastica, unica e difficile da spiegare. Sei al centro del mondo, a contatto di tutti gli sport. Puoi relazionarti anche con altri atleti di altre discipline e gli incontri sono sempre diversi e istruttivi. Nonostante questi siano stati Giochi anomali per le restrizioni sanitarie, lo spirito olimpico si sentiva forte a Casa Italia. Mi è spiaciuto dover partire, concluso il programma del canottaggio, perché scadeva il visto per via delle misure anti Covid. Sarei rimasto più che volentieri sino alla fine, visti gli straordinari risultati dell’Italia.

A parte il canottaggio, quali sono state le medaglie più “pesanti”?

Ho seguito tutte le finali e mi hanno entusiasmato. Credo che i successi più clamorosi siano stati l’oro del quartetto del ciclismo ad inseguimento su pista di Ganna, Consonni, Lamon, Milan e l’argento di Giorgia Bordignon nel sollevamento pesi.

Dopo cinque mesi, ripensando alle gare di Tokyo, sei convinto di avere fatto tutto giusto o hai qualche rimpianto?

Il percorso di avvicinamento alle Olimpiadi è stato lungo e faticoso, ma non posso rimproverarmi nulla. Ho fatto tutto al meglio delle possibilità, quindi sono molto soddisfatto. Tutti quei momenti li ho rivissuti con gioia nei mesi scorsi, al Festival dello Sport a Trento, nei vari incontri per l’Italia e a tu per tu con gli studenti delle scuole di Menaggio, Porlezza e dei vari paesi del lago fino a Gera Lario

Avrai sicuramente anche dato consigli a tutti di fare canottaggio

Sempre e dovunque lo faccio. Sono stati tutti incontri bellissimi, perché ti fanno un mucchio di domande, molte anche curiose. Quella più comune è come si fa a diventare campioni

La risposta?

Che fare sport non è solo allenamento , ma è una palestra di vita, che ti insegna a essere determinato, a non mollare mai nelle situazioni difficili e che ti porta ha fare esperienze bellissime. Ciò vale per tutti gli sport. Se poi volete fare canottaggio sono maggiormente contento. Ma ci si deve dedicare con tanto impegno e tanti sacrifici, Non ci sono feste, sabati e domeniche, visite a genitori o a parenti. Perché ci si deve dedicare tutti i giorni. C’è una frase che dice che nel canottaggio il successo matura con una lunga pazienza.

E tu ne hai avuta tanta.

A dodici anni mia mamma mi ha iscritto ai corsi di canottaggio alla Menaggio. Ho iniziato nel 2000 a remare come per gioco, ma poi sono entrato nel gruppo di amici e tutti insieme abbiamo iniziato ad allenarci di più e fare qualcosa di diverso ogni volta, fin quando sono arrivato a crederci veramente e nel 2009 ho vinto il Mondiale Under 23. Da lì ho iniziato ad accarezzare il sogno olimpico.

Pensi di poter fare anche la quarta?

Tre Olimpiadi sono tante e lo sfizio della medaglia me lo sono tolto. Ci sono i giovani che hanno voglia di dimostrare, quindi è giusto che abbiano lo spazio per farlo. Purtroppo Parigi 2024 sarà l’ultima volta del doppio pesi leggeri e i posti sono limitati.

Però non riusciamo proprio ad immaginare un’Olimpiade senza Ruta.

Sarà meglio cominciare a farlo. Con questo però non voglio dire che mi chiamo fuori. Continuerò a lavorare come ho sempre fatto e sono a disposizione del c.t. L’anno olimpico non è poi troppo lontano e tutto può succedere.


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