Sodini carica la piazza di Cantù
«Ora vediamo chi crede in noi»

Domani la prima partita contro Ravenna. Il coach: «Dimenticate il match della fase a orologio. Sento ancora scetticismo: deve essere una festa»

Sodini carica la piazza di Cantù «Ora vediamo chi crede in noi»
Marco Sodini coach della Pallacanestro Cantù

«Dimentichiamoci il precedente con Ravenna nella fase a orologio: è stato poco più di un allenamento». Si entra nella fase calda dei playoff, domani inizieranno a Desio le semifinali. Dopo aver eliminato Forlì, l’avversaria di Cantù è Ravenna, terza classificata nel girone Rosso e affrontata meno di un mese fa – era il primo maggio – a Desio nella quarta e ultima sfida della fase a orologio. Breve sintesi: vinse Cantù 76-72, belle prestazioni da una parte di Bucarelli e dall’altra di Sullivan.

Validità

Ma non contava nulla: Cantù era sicura del suo secondo posto, Ravenna del suo terzo. «È stata poco più di un’amichevole, un utile allenamento in cui entrambe abbiamo badato a non farci del male. Stavolta le cose cambiano e non sarà la stessa partita: ora, metaforicamente, ci si prenderà “a cazzotti”», avverte coach Marco Sodini.

Come ci arriva Cantù? Con un Bryant quasi recuperato («lo stiamo provando, l’idea è di portarlo ma mancano ancora due giorni, di certo non lo rischieremo»), un Vitali sempre più inserito («disponibile lui, disponibili i compagni, si è anche adattato a un ruolo un po’ diverso da quello che gli avevamo chiesto considerato l’infortunio di Bryant») e con una settimana piena di lavoro che certamente ha giovato.

Resta sempre una richiesta di maggior comprensione del percorso fatto. Perché, tifoseria a parte, Sodini avverte nell’aria ancora un po’ di scetticismo intorno alla squadra: «Ho l’impressione che ci sia un tentativo di andare indietro e non avanti: mi piacerebbe fosse riconosciuto il nostro percorso. Ma l’atmosfera al palazzetto è cambiata, e noi siamo proiettati in tutto questo. È arrivato un valore aggiunto come Vitali, ma non è il salvatore della patria di qualcosa che prima non funzionava. Il messaggio che vorrei far passare è che siamo proiettati perfettamente in quello che dobbiamo ancora fare, ma dico anche di viverli serenamente questi playoff, perché sono, sportivamente parlando, anche una festa».

Pericoli

Ma i pericoli non mancano: «Ravenna ha disputato un campionato al di sopra delle sue aspettative: è una squadra che mi piace perché segna tanto e gioca un alto numero di possessi. Hanno un leader in Cinciarini, ma ognuno è al proprio posto. Poi c’è Tilghman, giocatore tra i più performanti. Come chiunque abbia lavorato per arrivare ai playoff, anche Ravenna vuole giocarli fino in fondo: non facciamoci ingannare dalla loro apparente mancanza di pressioni. Noi siamo più lunghi e dobbiamo fare quello che sappiamo».

Fattori decisivi, in questa serie e, in generale ai playoff? «Ora incide anche il caldo, che non aiuta a mantenere la lucidità. Quindi sono fondamentali il tasso di freschezza tra una partita e l’altra, la capacità di essere più vicini possibile a quello che si è stati nel corso della stagione regolare. Tecnicamente le palle perse, i rimbalzi e i canestri facili prodotti da errori difensivi clamorosi fanno spesso la differenza. Forlì ci ha insegnato che tra gara1 e gara2 le cose possono cambiare, ma siamo pronti».
L. Spo.

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