Sodini versione sommo poeta E così per il derby declama Dante
Marco Sodini, allenatore della Pallacanestro Cantù

Sodini versione sommo poeta
E così per il derby declama Dante

Il coach della Pallacanestro Cantù ha letto un passo della Divina Commedia in conferenza stampa di presentazione del match con Milano.

Marco Sodini ha declamato un brano della Divina Commedia di Dante Alighieri nel corso della conferenza stampa di presentazione del derby per rendere meglio l’idea sia del tipo di partita che intende giocare contro Milano sia del difficile momento societario con il quale lui e la sua squadra devono fare i conti.

Eccolo: «« “O frati,” dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti a l’occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente

non vogliate negar l’esperïenza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’io sì aguti,

con questa orazion picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti”.

Ed ecco la spiegazione del brano: “O compagni”, dissi, “che avete raggiunto l’estremità occidentale (del mondo conosciuto) in mezzo a centomila pericoli, in questo poco tempo di vita sensibile, che ancora ci rimane, non vogliate negare la conoscenza, seguendo la direzione del sole (cioè andando verso occidente), della parte del mondo disabitato (secondo la cosmologia dantesca, l’emisfero sud del mondo era disabitato perché completamente ricoperto dall’oceano). Riflettete sulla vostra origine: non siete stati creati per vivere come delle bestie, ma per conseguire la virtù e la consapevolezza. Con questo breve discorso resi i miei compagni così desiderosi di partire, che a stento dopo sarei riuscito a fermarli”.

Infine, così Sodini adegua questi versi alla “sua Cantù: “Questa è la partita che io voglio giocare a Milano. Noi abbiamo avuto mille difficoltà, i giocatori si sino trovati insieme e strada facendo ci siamo annusati, conosciuti e stiamo avendo un rispetto reciproco e un reciproca consapevolezza che non saremo mai perfetti a livello societario nell’anno, nonostante tutto quello che sta succedendo per aiutarci. A questo punto dobbiamo domandarci se dobbiamo accontentarci di quello che ci rimane (il mondo sconosciuto appunto) oppure se dobbiamo provare comunque a combattere per noi stessi per essere meglio di quelli che siamo. Io voglio essere una guida per loro, e loro per me, ma non è mia intenzione fermarli. Nel momento in cui loro saranno così bravi da sforzarsi di migliorare loro stessi, io non fermerò le loro strade”.


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