Valsecchi: «Grosjean è un eroe Io, il primo a testare l’halo»
Davide Valsecchi (Foto by Selva)

Valsecchi: «Grosjean è un eroe
Io, il primo a testare l’halo»

L’erbese, ex pilota e commentatore di Sky, racconta il terribile incidente in F1

Davide Valsecchi ha visto l’incidente di Romain Grosjean dagli studi tv di Sky da dove, di lì a poco, avrebbe partecipato al salotto post gp, come ogni domenica di gara. Ma l’ex campione del mondo di Gp2 di Eupilio, non solo è stato il primo, dopo il commento dei telecronisti, a commentare l’incidente, ma è anche una figura centrale nella vicenda, e per due ragioni: è stato compagno e avversario di Grosjean e fu il primo pilota a provare l’halo (il sistema di protezione per la testa dei piloti di F1).

Che dici dell’incidente, Davide?

Ci sono gli aspetti di circostanza e quelli, diciamo così, più strutturali.

Cominciamo con i primi.

Partenza caotica, guardate il replay: prima che Grosjean esca di pista, ci sono già parecchie macchine che fanno casino, Stroll fuori pista, Raikkonen fuori pista dall’altra parte, Norris che tampona qualcuno... C’era una situazione non omogenea con vetture a differenti velocità. Grosjean ha pensato di scartare sulla destra per passare qualcuno più lento, ma ha toccato Kyviat.

Una manovra strana quella di Grosjean

Molto strana, ma che è in linea con il personaggio. Romain è uno dai guizzi imprevedibili, dalle situazioni prese di petto.

Cosa intendi per cause strutturali?

Che le Formula 1 sono tornate ad andare troppo forte. Lo capisci dalla violenza dell’impatto anche in posti dove la via di fuga magari è ridotta perché la velocità non dovrebbe essere altissima. Al Mugello la macchina di Stroll si è divisa in due. Segnali. Dal 2022 le macchine rallenteranno di 3-4 secondi in virtù del nuovo regolamento, ma poi recupereranno la prestazione. È la storia che lo dice.

Il guard rail messo lì, con scarsa capacità di assorbimento?

Nei punti più veloci ci sono nuove strutture ad assorbimento speciale, con strutture morbide. Ma ci sono altri punti dove c’è il guard rail perchè non pensi che una vettura vada fuori lì, all’interno. C’è anche a Monza, all’interno di Lesmo, per dire... Le prestazioni delle vetture mettono a nudo punti pericolosi che prima non lo erano. Detto questo, se al posto del guard rail ci fosse stato il muro, Grosjean sarebbe morto.

L’halo ha resistito. E pensare che i piloti non lo volevano...

Mai ascoltare i piloti... (ride, ndr). I piloti sono così, un po’ sprezzanti del pericolo. Avete visto come Verstappen e Leclerc sono ripartiti al secondo via? Altro che prudenza... Comunque l’halo ha salvato la vita a Romain. E pensare che lo provai io per primo...

Racconta.

Nel 2012 alla partenza del Gp di Spa, Grosjean volò sulla vettura di Alonso e per pochi centimetri non lo decapitò. La Fia stava già lavorando da tempo a due progetti a protezione della testa, un cupolino trasparente e l’halo. Allora mi spedirono a Magny Cours a provare l’halo su una F.2. Mi ricordo che era un po’ diverso da quello di adesso: il piloncino centrale non dava fastidio, ma ce n’erano due laterali, che rispetto alla vista del pilota erano ingombranti. Ti coprivano un po’ la visuale e provocavano un senso di nausea. Lo feci presente e furono fatte delle modifiche.

Ma come ha fatto a salvarsi Romain?

Fatemi prima dire una cosa: per me lui adesso è un supereroe. Ma vi rendete conto? Sbatti a 250 all’ora, sei nel fuoco, non vedi nulla, hai gli occhi chiusi, non sai nemmeno dove sei... E lui è riuscito a fare un salto da cartone animato, mostrando cos’è la preparazione fisica di un pilota. Eccezionale.

Sembrava non esserci spazio per uscire dall’abitacolo.

Magari la scocca si è spostata con il movimento: dalle immagini sembra che il rail impedisca l’uscita del pilota, ma non deve essere stato così. Anche la storia della scarpa persa non può essere vera. Sarà stata annerita dalle fiamme, le scarpe bloccano la caviglia, sono molto strette, hanno la chiusura alta.

Tu sei stato con Grosjean in Lotus, tu terzo pilota e lui titolare.

Lui è un tipo coraggioso, che non dà molta confidenza, sta un po’ sulle sue. Da avversario in Gp2 molto bravo. Adesso però è Il mio eroe.

Cosa pensi del fatto che Ricciardo ha criticato i replay tv reiterati dell’incidente?

Bisogna capirlo. Devi salire in macchina dopo mezzora e continuare a vedere quelle immagini può essere di distrazione. Del resto la Formula 1 è uno sport televisivo, oltre alla delicatezza di non trasmettere le immagini prima di saperne l’esito, non si può andare.

Tu hai avuto un grave incidente nel 2008, frattura delle vertebre dopo essere rimasto senza freni a 280 all’ora in Turchia. Come si risale in macchina?

Io avevo avuto tre mesi di convalescenza, e avevo avuto il tempo di resettare. Diverso è quando devi risalire in macchina mezzora dopo. Ma siamo piloti...

Ti abbiamo visto su Facebook in tuta Ferrari. Che ci facevi?

Eh, divertente: ci hanno invitato, noi di Sky, a una giornata a Maranello per provare delle vetture GT e poi fare dei giri sulla Formula 1 tre posti con al volante Leclerc. Io ero già nell’abitacolo della F1, nel posto dietro, ma respiravo male, mi sono agitato, ho slacciato le cinture e sono sceso. Ho detto: «No grazie». Leclerc urlava e rideva «Davide dove vai, vado piano, vado piano», ma io non ne ho voluto sapere. Un pilota vuole sempre guidare...


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