Enel, Ue sia ambiziosa su chiusura Pacchetto energia pulita

L'Ue deve mostrare la giusta ambizione nella finalizzazione del Pacchetto energia pulita, ormai in dirittura d'arrivo nei negoziati tra le istituzioni europee, sostiene il direttore Affari europei di Enel, Simone Mori.

BRUXELLES - L'Ue deve mostrare la giusta ambizione nella finalizzazione del Pacchetto energia pulita, ormai in dirittura d'arrivo nei negoziati tra le istituzioni europee. Portando in particolare al 35% la quota di rinnovabili nel 2030 e puntando sulla mobilità elettrica. E' il messaggio lanciato dal direttore degli Affari europei di Enel, Simone Mori, in occasione del quarto Energy Summit Ue alla presenza dei commissari Miguel Arias Canete e Karmenu Vella, e del presidente della commissione energia dell'Europarlamento Jerzy Buzek.

 

Secondo Mori, Bruxelles ha fin qui fatto un buon lavoro per aggiornare il quadro legislativo di un settore che ha vissuto negli ultimi anni una rivoluzione epocale, dove il Pacchetto energia pulita è stato un'ottima base di partenza, addirittura migliorato su alcuni fronti nel corso del processo legislativo. Resta però essenziale, per renderlo ottimale, la giusta ambizione.

 

Questa deve dimostrarsi in particolare su tre punti: primo, definire un obiettivo di generazione di elettricità da fonti rinnovabili al 2030 pari al 35%, così come suggerito da Parlamento europeo. Secondo, dare la possibilità di sottoscrivere quei contratti di lungo termine fondamentali per costruire nuova capacità, indirizzare al meglio gli investimenti e dare sicurezza agli investitori. Terzo, promuovere la digitalizzazione e incoraggiare l'elettrificazione della mobilità e degli edifici.

 

In particolare, sul fronte della e-mobility e dell'auto elettrica, è stato evidenziato da Enel come il relativo pacchetto legislativo ugualmente in discussione debba creare le condizioni per la diffusione del veicolo elettrico. Si tratta infatti della soluzione più efficace per combattere l'inquinamento dell'aria, un problema già nel mirino Ue come emerge dalle procedure d'infrazione aperte contro 9 stati membri tra cui l'Italia.

 

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