Mercoledì 18 Novembre 2009

Governo/ Berlusconi benedice affondo Schifani:Compattezza o voto

Roma, 18 nov. (Apcom) - Silvio Berlusconi tace, ma parla Renato Schifani e dice quello che il premier ha sulla punta della lingua da giorni. La maggioranza - afferma il presidente del Senato - deve trovare la compattezza per attuare il programma di governo, e se questa compattezza viene meno "il giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale". La seconda carica dello Stato mette l'accento su parole come "lealtà", "coerenza" e "rispetto" che devono garantire "spazi di praticabilità nell'azione di governo". Schifani, non elenca punti di programma in particolare, né individua un mittente preciso, ma è chiaro a tutti che il messaggio è per il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Da scranno a scranno, la seconda carica dello Stato 'replica' indirettamente alle numerose dichiarazioni della terza, mentre la quarta continua a stare zitta e a coltivare il suo umor nero. E' noto su cosa il presidente del Consiglio voglia fedeltà dalla sua maggioranza: una legge che lo metta al riparo dai processi già pendenti e da quelli che potrebbero arrivare (soprattutto da Palermo), insomma che lo faccia governare "nel rispetto del voto popolare". Per ora in Senato c'è da avviare il ddl sul processo breve, ma pesano i distinguo dell'ala finiana del Pdl. C'è poco tempo - entro gennaio - per dare questo segno di lealtà. Oltre c'è la minaccia di elezioni anticipate, finora serpeggiante nei boatos di palazzo, ora esplicitata da Schifani con la 'benedizione' del premier in persona. La tensione tra il Cavaliere e il presidente della Camera ormai è alle stelle. I motivi di scontro a distanza si moltiplicano a vista d'occhio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso in casa berlusconiana è stata la possibilità ventilata dal finiano Italo Bocchino di votare la mozione di sfiducia dell'opposizione contro il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, possibile candidato al governo della Campania che la terza carica dello Stato decisamente osteggia. Ai piani alti di Montecitorio, tanto per cambiare, è andata di traverso la lettura del 'Giornale' della famiglia Berlusconi che lo accusava apertamente di fare il doppio gioco. E poi c'è il fronte aperto sul testamento biologico, ma soprattutto c'è il ddl sul processo breve. La pistola delle elezioni anticipate adesso è ufficialmente sul tavolo, se il premier l'abbia anche caricata si vedrà. Fini solo domenica ha dichiarato pubblicamente che rappresenterebbero "il fallimento della legislatura" e del Pdl e inoltre su questo punto, alla vigilia della bocciatura del Lodo Alfano, aveva ottenuto anche un asse con il leader della Lega Umberto Bossi. Ora tace anche il presidente della Camera, la parola d'ordine nel suo staff è non far filtrare nessuna reazione né ufficiosa, né ufficiale.

Bac/Rea

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