Mercoledì 18 Novembre 2009

Immigrati/ L'ira di Bossi: Devono andare a casa, non c'è lavoro

Roma, 18 nov. (Apcom) - "Noi restiamo della nostra idea: gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c'è lavoro nemmeno per noi" . Umberto Bossi, parlando più da leader della Lega che da ministro delle Riforme, rispolvera lo spadone di Umberto da Giussano contro la forte presenza di immigrati in Italia, stroncando le iniziative parlamentari bipartisan dei settori finiani del Pdl insieme a Pd e Udc, a favore della nuova legge sulla cittadinanza degli immigrati. Questa mattina, guidati da Walter Veltroni con al fianco i finiani Pdl Flavia Perina e Fabio Granata, oltre cento parlamentari dei diversi schieramenti hanno formalizzato il deposito di una proposta di legge comune che prevede il riconoscimento del diritto di voto alle comunali ai "cittadini di uno Stato straniero non membro del'Unione europea" e agli "apolidi", purché risiedano in Italia da almeno 5 anni con regolare permesso di soggiorno. E riconosce anche il diritto di elettorato passivo ai cittadihni stranieri, che potranno candidarsi a consigliere comunale o di circoscrizione. Qui stiamo parlando di riforme delle regole della democrazia- ha sottolineato Veltroni - e il Parlamento dovrebbe funzionare così: per una volta hanno firmato la proposta di riforma tutti i partiti meno la Lega". E a sostegno della iniziativa i due promotori della nuova legge, il Pdl Granata e il Pd Sarubbi, hanno ottenuto da Fini di organizzare a Montecitorio un pomeriggio di dibattito-confronto con studenti e giovani di diverso orientamento politico. D'altra parte, sempre oggi e ancora a Montecitorio, a tutela di una legislazione migliore per gli immigrati si è levata nuovamente anche la voce di Confindustria: "serve una migliore accoglienza e una maggiore inclusione sociale", ha sottolineato in una audizione il Direttore Generale di Viale Astronomia Giampaolo Galli.

Tor

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