Mercoledì 18 Novembre 2009

Fao/ Il summit chiude con un rammarico: Grave l'assenza di leader

Roma, 18 nov. (Apcom) - "Avrei sperato che tutti i Paesi presenti al vertice fossero rappresentati dai loro leader", mentre così la discussione si è ridotta "al solo livello tecnico". Con queste parole di rammarico, il direttore generale della Fao Jacques Diouf ha concluso oggi pomeriggio il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, che si era aperto a Roma lunedì mattina. "Siamo convinti che i problemi dell'agricoltura vadano oltre il livello dei ministri competenti" ha spiegato il diplomatico senegalese, tirando le somme della riunione in una conferenza stampa. "Se non ci sono i leader che hanno autorità su tutti i dossier, che possono coordinare l'azione" ha aggiunto, "penso che si passi al lato del problema riducendo la questione alla sua dimensione puramente tecnica, mentre ha una dimensione economica, sociale, finanziaria e direi persino culturale". "Ecco perché avrei auspicato la presenza dei capi di Stato e di governo di tutti i paesi membri (che sono 192, ndr), ne abbiamo avuti 60, che comunque non è male" ha osservato Diouf che, per trarre un bilancio del summit, ha scelto l'immagine di un "bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto". Al vertice hanno partecipato soprattutto i responsabili delle politiche agricole dei paesi membri dell'agenzia dell'Onu, ma anche 60 leader tra cui - unico per i paesi G8 - il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Diouf ha fatto comunque notare che "questo non era un G8 ma il vertice di 192 paesi, di quasi tutto il mondo, quindi non posso valutare il risultato che avrà sulla base dell'assenza a livello di capi di Stato e di governo di 7 paesi". "Senz'altro ci sono stati progressi, abbiamo fatto dei passi avanti, ma non è andata come voleva il capo della Fao" ha proseguito il senegalese, al terzo mandato da direttore generale che lascerà, però, "definitivamente" - come lui stesso ha assicurato - nel 2010. Il summit ha adottato lunedì una 'dichiarazione' che promette di sradicare la fame nel mondo, anche se non indica scadenze precise né cifre, come avrebbe voluto invece la Fao. "Mi sarebbe piaciuto che fosse stata corroborata da obiettivi quantitativi chiari e anche da scadenze" ha ribadito Diouf, pur sottolineando che "c'è stata comunque una grande partecipazione e il testo è stato approvato all'unanimità". "Io ho fatto il mio mestiere - ha alzato le spalle il diplomatico - ho promosso questo vertice e trovato da solo i fondi per organizzarlo". "La dichiarazione ha i suoi limiti - ha detto ancora Diouf - come è successo in ogni negoziato internazionale a cui ho avuto modo di assistere. Per arrivare a un accordo bisogna raggiungere compromessi, un denominatore comune su cui tutti sono d'accordo, ed è quello che è accaduto". L'unica data indicata nel testo è quella del 2015 per il dimezzamento del numero delle persone affamate, ma non è una novità: è un impegno già assunto nel 2000 in sede Onu, fra i cardini degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Diouf ha ammesso che avrebbe voluto un'indicazione sul 2025 come traguardo per eliminare la fame, che oggi colpisce oltre un miliardo di persone, e che ci fosse un impegno preciso per riportare al 17% la quota dedicata all'agricoltura nell'ambito dei programmi di aiuto pubblico allo sviluppo. Per il numero uno della Fao, in ogni caso, la dichiarazione contiene "elementi importanti" come quello di cercare di invertire la tendenza alla diminuzione degli investimenti in agricoltura; la responsabilità "di garantire la sicurezza alimentare incomba su ogni governo e anche su ogni popolazione", e anche la decisione di "darci un sistema di governo globale (sulla lotta alla fame, ndr) che includa tutti", con il rafforzamento annunciato del Comitato sulla sicurezza alimentare mondiale.

Spr

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