Mercoledì 17 Marzo 2010

Grecia/ Draghi: Nel 1991 in Italia ci fu crisi peggiore

Bruxelles, 17 mar. (Apcom) - Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha fatto oggi a Bruxelles un confronto fra la crisi finanziaria greca attuale e quella in cui si trovò l'Italia nel 1991, che, ha detto, "fu peggiore". Draghi ha parlato, come presidente del Financial Stability Board (Fsb), a un'audizione della commissione economica e monetaria del Parlamento europeo. "Nel 1991, in Italia, avevamo il deficit all'11 per cento del Pil, il debito che stava oltrepassando il 100 per cento del Pil e l'inflazione al 10 per cento; in più la coesione sociale, con gli ultimi risvegli del terrorismo, era disastrosa". L'Italia ne uscì con un piano di rifinanziamento a breve termine che costò decine di miliardi di euro, ha ricordato Draghi. E ha aggiunto: "Se lo chiedete a me, io vi dico che tutti possono farcela senza creare istituzioni specifiche. Ma - ha aggiunto il governatore di Bankitalia - la difficoltà che c'è in più oggi è che dopo il fallimento della Leheman i mercati sono molto più esitanti". Secondo Draghi, "c'è una esigenza di liquidità" e per questo può intervenire l'Fmi con una linea di credito specifica. Ma questo, ha osservato, "è la ciliegina sulla torta", dove la torta è "un adeguamento di bilancio credibile che deve essere attuato" dalla Grecia. Il governatore della Banca d'Italia ha ricordato che con l'euro "abbiamo ottenuto bassa inflazione, costi finanziari bassi e, cosa più importante, siamo protetti dalle turbolenze finanziarie internazionali. Per la crisi greca, ora dobbiamo decidere se sostenere la stabilità finanziaria raggiunta con tanta fatica". Secondo Draghi, quello che è necessario è "un impegno diretto e immediato innanzitutto dei programmi di intervento". Devono essere "diretti e immediati", ha spiegato, perché così "i mercati ridurranno subito gli spread". Inoltre, dovranno essere "strutturati, altrimenti i mercati li ignoreranno". Infine, saranno necessari "un controllo attento e una rapida attuazione". "L'Fsb, la Commissione europea e l'Fmi sono d'accordo che questo è il piano da attuare; se si farà - ha concluso Draghi - poi i mercati ci metteranno il denaro".

Loc/Ral

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