Sabato 05 Giugno 2010

Telecom/Su Repubblica j'accuse di Tavaroli: Tronchetti "codardo"

Roma, 5 giu. (Apcom) - L'ex capo della Security di Telecom Giuliano Tavaroli racconta la sua verità a Repubblica. E accusa l'ex presidente di Telecom di essere "un codardo", di "prendere le distanze da me", di averlo "buttato a mare" e questa è "un'offesa professionale". Ma Marco Tronchetti Provera, dice Tavaroli, lo conosceva bene anzi chiedeva assistenza e protezione per sé e i suoi amici. Perché "la nostra Security aziendale era un modello, e adesso tentano di farci passare, attraverso i loro avvocati, come un'accozzaglia di manigoldi". Tavaroli ha patteggiato una pena a quattro anni e due mesi per truffa e associazione per delinquere, nel processo Telecom sul sistema dello 'spionaggio' che sarebbe ruotato attorno all'azienda con migliaia di intercettazioni illegali. A Repubblica dice, "mi sono occupato anche di questioni personali e familiari". "Mi chiamò per il suo amico Luca Cordero di Montezemolo quando dovevano eleggerlo presidente di Confindustria. Vado da Tronchetti e vedo uscire Cesare Romiti. Il quale, mi dicono, non voleva che Montezemolo si presentasse, e parlava di un verbale giudiziario degli anni Ottanta, una vecchia inchiesta di Torino". Tavaroli accenna a Repubblica di vari altri episodi per provare a che punto collaborasse con Tronchetti, anche nei rapporti con politici e imprenditori: "sono io che gli ho fatto fare la pace con D'Alema, per il tramite di Lucia Annunziata, e lo stesso con Tremonti, attraverso l'ex ufficiale della Finanza Marco Milanesi"; Calciopoli che per difendere l'Inter poteva partire da Milano, sulla Juventus esisteva "la pratica Ladroni" già dal 2002, ma "Moratti mi dice che ha capito come stanno le cose ma non vuole distruggere il calcio italiano". Insomma "Tronchetti è un codardo, non ha avuto il coraggio di prendersi le sue responsabilità sui report che ci chiedeva, ha preferito offendere la dignità dei professionisti al suo servizio". E poi un avvertimento: Tavaroli ha patteggiato, ma dice di essere "finito in un'inchiesta che non è arrivata alla verità e mi sa che il marasma ancora non è finito, perché comincia il processo per rito ordinario, quello che vede Emanuele Cipriani, il titolare dell'agenzia di investigazioni accusata dei dossieraggi illegali, come principale imputato. Immagino che lui mi chiamerà a testimoniare in aula, a settembre. E come testimone, ho l'obbligo di dire la verità".

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