Lunedì 28 Giugno 2010

La pressione fiscale sale ancora a 43,2%, Italia quinta nella Ue

Roma, 28 giu. (Apcom) - La pressione fiscale aumenta e l'Italia è quinta nell'Unione europea per il peso delle tasse. Lo rileva l'Istat, secondo cui nel 2009 la pressione fiscale complessiva rispetto al Pil è passata al 43,2%, dal 42,9% dell'anno prima. Nella classifica europea dell'incidenza sul Pil del prelievo tributario e contributivo, l'Italia si piazza quindi al quinto posto (insieme alla Francia), preceduta da Danimarca (49%), Svezia (47,8%), Belgio (45,3%) e Austria (43,8%). I valori più bassi sono invece in Lettonia (26,5%), Romania (28%), Slovacchia e Irlanda (29,1%). L'aumento della pressione fiscale in Italia, spiega l'istituto di statistica, "è l'effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessiva del gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (imposte in conto capitale), cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi". A 'gettare benzina sul fuocoì è la Cgia di Mestre, secondo la quale la pressione effettiva sfiora il 52%. Dure le reazioni con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia secondo la quale "la pressione fiscale è un problema di cui parliamo da sempre. Oggi è ai massimi, è un problema per la crescita. Spazi nel brevissimo sono difficili, però è importante parlarne perchè non è possibile andare avanti con una pressione così alta soprattutto nei confronti delle imprese e dei lavoratori". La Cisl lamenta che ad essere penalizzati sono soprattutto lavoratori e pensionati, e sottolinea come i dati "confermino la necessità di affrontare il grande capitolo della riforma fiscale in tempi brevi". La Cgil osserva che "i salari dei lavoratori italiani continuano ad essere i più tassati in Europa, con il 44,5%. Questo non può più essere accettato: serve urgentemente". Il sindacato coglie quindi l'occasione per chiedere "l`istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, insieme ad un intervento fiscale sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni". Esprime "preoccupazione" il Pd che per bocca del suo responsabile economia e lavoro, Stefano Fassina fa notare come "il peso del fisco sul Pil emerso supera il 50%. Vengono schiacciati sempre più pesantemente i redditi da lavoro dipendente, co.co.co e pensioni, mentre altre tipologie di reddito riescono a cogliere le opportunità di evasione, allargate dal governo Berlusconi sin da giugno 2008 e incentivate dai condoni". Per questo, aggiunge, "Il governo, invece di fare propaganda sull'articolo 41 della Costituzione, sia disponibile a discutere gli emendamenti presentati dal Pd al Senato per avviare subito i primi passi della riforma fiscale".

Pie

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