Martedì 17 Agosto 2010

Governo/ Per quello tecnico tornano decisivi senatori a vita

Roma, 17 ago. (Apcom) - Lo scenario, al Senato, potrebbe ricordare quello dell'ultimo governo Prodi. Appesi a un parlamentare, magari un senatore a vita, di certo con il pallottoliere e l'ossessione di una conta quotidiana. Perché se di governo tecnico, di transizione, di unità nazionale ormai parlano tutti (chi per bollarlo come una congiura, chi invece come la salvezza nazionale), allora tocca prendere in mano la calcolatrice e andare avanti per tentativi. Se alla Camera e ormai dimostrato che una maggioranza alternativa esiste, a Palazzo Madama la partita e più complessa e per ora incerta, incertissima. Ecco allora i numeri, ancora naturalmente variabili: dopo la morte di Francesco Cossiga, i senatori sono 321 (315 eletti più i 6 a vita). La maggioranza è dunque 161. Pdl e Lega possono contare allo stato su 161 senatori (Pdl 135, Lega 26, senza considerare i 10 finiani). Al Pdl però va aggiunto Riccardo Villari, ormai in rotta con il centrosinistra. In tutto 162 senatori. In caso di rottura definitiva fra Berlusconi e Fini, un altra maggioranza potrebbe formarsi con i voti dei finiani (10), del Pd (113), Udc-Svp e Autonomie (10), Idv (12), Mpa (3, da tempo in rotta di avvicinamento con Fini), Api (4), il senatore Astore (eletto con l'Idv). Probabile il sostegno di Rita Levi Montalcini, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi ed Emilio Colombo. In tutto 157 senatori. Incerta la collocazione di Giulio Andreotti e Sergio Pininfarina. Tanto sono decisivi i senatori a vita che a Palazzo Madama i tecnici del popolo della libertà già fanno i conti e temono questo fattore. Riassumendo, Pdl e Lega conterebbero su 162 senatori, gli 'altri' 157, senza considerare Andreotti e Pininfarina. Se davvero però Giuseppe Pisanu dovesse passare con il gruppo del Presidente della Camera insieme ad altri due senatori, come riportato da indiscrezioni di stampa, gli equilibri cambierebbero e gli 'altri' raggiungerebbero quota 160, contro i 159 di Pdl-Lega. Insomma, comunque vada e al netto di più consistenti passaggi da uno schieramento all'altro, il Senato rischia di tornare a due anni fa, al pallottoliere e alla calcolatrice. Alla camera, invece, i numeri sono meno incerti: il Pd conta su 206 deputati, l'Udc su 38 (sarebbero 39, ma chi sostituirà Vietti non sostiene più il partito di Casini), l'Idv 24 e l'Api 8. La somma fa 276. A questi potrebbero essere aggiunti i 5 esponenti dell'Mpa di Raffaele Lombardo, i 3 delle minoranze linguistiche, Giuseppe Giulietti che non è iscritto ad alcun gruppo, così come Americo Porfidia eletto nelle liste dell'Idv. Se si contano anche i finiani, 33, la somma fa 319 voti. Una maggioranza diversa, visto che per avere la maggioranza bastano 316 voti.

Tom

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