Sabato 05 Marzo 2011

Napoli 2011/ De Magistris scalda platea: Sono vostro strumento

Napoli, 5 mar. (TMNews) - Luigi de Magistris è convinto di "vincere" la sfida per amministrare Palazzo San Giacomo e, nella sua prima assemblea pubblica come candidato alla poltrona di sindaco a Napoli, appassiona i suoi sostenitori chiedendo di essere considerato "non un leader, ma uno strumento per chi ha meno possibilità di me". Una platea trasversale, quella che lo applaude al cinema Modernissimo, nel centro storico della città: dal musicista Enzo Avitabile, al mecenate dell'Istituto italiano studi filosofici, Gerardo Marotta, all'avvocato delle donne e delle battaglie civili, Elena Coccia, professori universitari, ex detenuti divenuti punto di riferimento per le forze sociali, esponenti dei Verdi e di Rifondazione comunista fino ad Antonio Musella, rappresentante dei Centri sociali. "Chiedo a tutti di darmi una mano, non solo per votarmi, ma per realizzare questo sogno e per partecipare con me a questo cambiamento, a questa rivoluzione pacifica - dice l'ex pm oggi europarlamentare di Idv dal palco rivolgendosi a una folta platea che riempie anche gli spazi in piedi della sala - il concetto di squadra è fondamentale e la mia deve essere aperta a tutte le forze della società civile. Stilerò un programma, che sarà pronto nelle grandi linee già la prossima settimana, che viene dal basso ascoltando le vostre esigenze perché non si fa alcuna operazione sul territorio se le comunità locali sono contrarie". Incassa così applausi de Magistris soprattutto quando annuncia di voler sostenere, fino in fondo, la battaglia per l'acqua pubblica e il 'no' alla costruzione dell'inceneritore in città. "Quando sarò sindaco - attacca - abolirò l'assessorato alla Legalità perché dobbiamo parlare di diritti e di giustizia e non di leggi che si fanno ad personam. Il sindaco e la sua giunta, di per sé, devono rappresentare la legalità". "Bisogna spezzare i legami tra la criminalità organizzata, le cricche e l'economia di questa città - aggiunge - dando lavoro, ma non come merce di scambio per un voto, ma come diritto sancito dall'articolo primo della nostra Costituzione". (segue)

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