Giovedì 29 Settembre 2011

Usa/ A detenuto negata lettura saggio vincitore premio Pulitzer

Roma, 29 set. (TMNews) - Avrebbe voluto fare una lettura impegnata, un libro degno del premio Pulitzer, 'Slavery by Another Name', un saggio storico sui discendenti degli schiavi neri che trovano la libertà do­po l'Emancipation Proclama­tion negli Stati Uniti, prima di tornare nell'om­bra di una servitù involontaria. Ma Mark Melvin non ha potuto. Gli è stato impedito con una decisione che è considerata un sopruso dalle associazioni per la tutela dei diritti civili. Perché Melvin non è un cittadino qualunque, non è libero. E' detenuto in un penitenziario dell'Alabama. E' qui che i suoi carcerieri hanno deciso che Melvin non avrebbe potuto tenere in mano quel libro. Una notizia, ricorda oggi il Guardian, che arriva proprio mentre negli Stati Uniti si celebra la settimana del diritto alla lettura. Un diritto che non è di Melvin, sulla base di una normativa che autorizza gli ufficiali degli istituti penitenziari a vietare la lettura di testi che potrebbero rappresentare "un tentativo di incintare alla violenza sulla base di differenze di razza, religione, sesso, credo o nazionalità". E 'Slavery By Another Name', evidentemente, è stato ritenuto pericoloso per un cittadino condannato a 14 anni di carcere per avere aiutato il fratello a commettere due omicidi. "Il libro ha vinto il premio Pulitzer, racconta dei soprusi a sfondo razziale nel sud degli Stati Uniti, non sostiene la violenza o un'ideologia violenta, né è un tentativo di incitare alla violenza", ha scritto uno dei legali del prigioniero, Bryan Stevenson. Secondo l'avvocato, dunque, il diniego "non soltanto è ingiusto ma ferisce tutti coloro che provano a far progredire la nostra società sulla questione razziale". Da parte sua, Douglas Blackmon, corrispondente del Wall Street Journal nonché autore del libro, ha commentato: "l'idea che un saggio come il mio possa incendiare gli animi o invitare alla violenza è veramente assurda".

Coa

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