Crisi/ Con Monti iniziale sollievo su Btp, poi tensione risale

Crisi/ Con Monti iniziale sollievo su Btp, poi tensione risale Tassi e spread restano alti, giù Borse; Spagna torna nel mirino

Roma, 14 nov. (TMNews) - Il titoli di Stato italiani restano sotto tensione, nonostante una parziale schiarita che in mattinata sembrava segnare una prima reazione positiva dei mercati al conferimento a Mario Monti del mandato a creare un nuovo governo. Inizialmente infatti si sono nettamente attenuati i rendimenti dei Btp in circolazione così come il loro differenziale (spread) rispetto ai Bund della Germania. Ma poi la situazione è tornata a tendersi, mentre una nuova asta di emissioni, pur chiudendosi efficacemente, ha offerto risultati in chiaroscuro. Dal 6,33 per cento cui erano rientrati, i rendimenti dei Btp decennali già scambiati sul mercato sono risaliti fino al 6,70 per cento, tornando a soglie da allarme. Così come lo spread Btp-Bund, che era sceso a 446 punti base ma poi è risalito fino a 493 punti, vicino quota 500.Intanto, complici forse anche dati non esaltanti dalla produzione industriale nell'area euro - calata del 2 per cento a settembre - e dall'Ocse, che ha rilevato un rafforzamento dei segnali di rallentamento della ripresa economica, dai tentativi di risalita mattutini le Borse europee sono tornate a calare. E parte dell'attenuarsi delle tensioni sull'obbligazionario italiano sembra essersi scaricato in negativo sui titoli di Stato della Spagna. A Milano il Ftse-Mib ha chiuso al meno 1,99, stavolta non la peggiore d'Europa visto che Madrid ha chiuso al meno 2,15 per cento; Londra ha chiuso al meno 0,47 per cento, Parigi meno 1,28 per cento, Francoforte meno 1,19 per cento. L'euro è calato nuovamente sotto 1,37 dollari.Oggi inoltre è emerso che la Bce ha alzato il piede dall'acceleratore sugli acquisti calmieranti di titoli di Stato. La scorsa settimana li ha più che dimezzati a 4,478 miliardi di euro, secondo l'aggregato che ha reso noto oggi, dai 9,520 miliardi di euro cui li aveva invece aumentati la settimana precedente. E un'altra voce influente del direttorio, quella del tedesco Jens Weidmann, governatore della Bundesbank, ha respinto le pressioni affinché queste manovre vengano aumentate.L'Italia per parte sua ha effettuato un'asta di Btp quinquennali riuscendo a collocare un ammontare al limite più alto della forchetta prevista: 3 miliardi di euro. Ma ha dovuto pagare tassi di interesse sempre molto elevati, in media al 6,29 per cento. La domanda ha superato l'offerta di una misura leggermente superiore alle medie storiche, hanno notato fonti della Banca d'Italia, e per quanto in aumento i tassi sono più bassi rispetto ai picchi segnati la scorsa settimana.Ma anche così i rendimenti dei Btp restano vicini in quell'area di pericolo del 6,5-7 per cento guardata con allarmismo da molti osservatori. Perché sono livelli ritenuti insostenibili da un paese nella necessità di rifinanziare il suo debito pubblico, specialmente se come l'Italia accusa anche una bassa crescita economica. Superato il 7 per cento Grecia, Irlanda e Portogallo hanno tirato avanti per un po' e poi hanno dovuto chiedere aiuto. Eppure la seduta prometteva bene, inizialmente i rendimenti erano scesi di 0,88 punti sulla scadenza decennale. E questo, secondo il quotidiano Le Monde equivale a un risparmio approssimativo di 12 miliardi di euro sui costi di rifinanziamento del debito in scadenza nel 2012, guardando ai prossimi 10 anni.Ad ogni modo l'Italia, per quanto resti al centro dell'attenzione non è la sola a navigare in acque insidiose. Oggi è stato anche il giorno del ritorno dell'allarmismo sulla Spagna: i rendimenti dei suoi Bonos decennali sono risaliti sopra il 6 per cento per la prima volta dall'estate, e il loro spread sui Bund ha raggiunto un nuovo massimo storico a 433 punti base. Già la scorsa settimana si erano create tensioni perfino sulle emissioni di Austria e della Francia, un paese con rating a tripla A, facendo salire gli spread a massimi storici, comunque inferiori ai 200 punti rispetto ai Bund della Germania. E intanto proprio dalla prima economia dell'area euro giungono segnali non rassicuranti: al congresso annuale del Cdu della cancelliera Angela Merkel, riporta Bloomberg, i delegati hanno votato a favore dell'idea di riformare i trattati Ue in modo da consentire fuoriuscite volontarie dall'area euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA