Lunedì 21 Novembre 2011

Crisi/ Monti subito impegnato sul fronte Ue: domani a Bruxelles

Roma, 21 nov. (TMNews) - Con l'Italia che resta sgradevolmente esposta agli allarmismi dei mercati, è iniziando da subito un lavoro a due livelli, nazionale ed europeo, che il presidente del Consiglio Mario Monti affronta questi primi giorni operativi del nuovo governo. Già domani Monti sarà a Bruxelles, per dei primi incontri sia con il presidente della commissione europea, Jose Manuel Barroso, sia con il presidente del consiglio europeo, Herman van Rompuy. E giovedì sarà a Strasburgo, per incontrare i leader delle due altre maggiori economie dell'area euro, il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angel Merkel. Intanto anche oggi rendimenti e spread dei titoli di Stato italiani sono fluttuati attorno a livelli di guardia, mentre la Borsa di Milano è crollata del 4,74, accusando ancora una volta il calo peggiore in Europa. E parallelamente alle numerose questioni da affrontare sull'economia italiana, sono molteplici anche a livello europeo i temi su cui il nuovo esecutivo è chiamato a cimentarsi. Le autorità comunitarie e i vari governi nazionali si ritroveranno tra sole tre settimane in quello che si annuncia come un altro vertice di emergenza, vista la dinamica degli eventi attuali: il Consiglio tra capi di Stato e di governo del 9 dicembre prossimo. Nelle ultime settimane si è assistito a evidenti segnali di contagio della crisi sui debiti pubblici nell'area valutaria e i leader europei devono tornare a confrontarsi su diversi temi spinosi. Vanno dalla possibile creazione di eurobond - titoli di Stato comuni tra paesi dell'area valutaria, un progetto a cui lo stesso Monti ha recentemente spiegato di aver collaborato con la Commissione Ue - a regole più stringenti sulla disciplina di bilancio. Potrebbero anche implicare nuove perdite di sovranità nazionale, anche se in una prospettiva futura distanziata, richiedendo riforme dei trattati Ue che comunque ormai la gravità della crisi sembra aver reso meno improbabili di quanto apparissero solo pochi mesi fa. E intanto si è ricreato un acceso dibattito anche sul ruolo della Banca centrale europea, in particolare sulla possibilità che rafforzi i suoi acquisti calmieranti di titoli di Stato. Sono molti mesi che questi temi sono al centro di trattative intense, che nelle fasi di tensione come quella attuale si fanno anche più serrate, senza mai sfociare però, almeno finora, in una soluzione complessiva e decisiva della crisi sui debiti pubblici. Cruciale appare la posizione della Germania, che se da un lato è tra i più strenui sostenitori della necessità di rimettere i conti pubblici in ordine, dall'altro è anche il paese che sembra opporsi maggiormente sia agli eurobond. Ancor più Berlino si oppone all'idea che la Bce si metta a svolgere il ruolo di "prestatore di ultima istanza", che non le spetta in base ai trattati europei. Anzi secondo diversi esponenti della prima economia dell'area euro le verrebbe del tutto vietato dai trattati; inoltre manovre di questo tipo metterebbero a repentaglio il suo compito primario e istituzionale: garantire la stabilità dei prezzi. Altri osservatori ritengono che solo la Bce abbia la concreta capacità operativa di contrastare efficacemente le tensioni sui titoli di Stato, mentre il Fondo salva Stati europeo non decolla e le manovre dei paesi per uscire da questo pantano sono prevalentemente strutturali e di medio-lungo periodo, mesi, vedi anni per concretizzarsi. Per parte sua l'istituzione monetaria mantiene una linea contraria a uscire dal suo mandato istituzionale, come ribadito già due volte in meno di un mese dal presidente Mario Monti, che ha rilevato la guida della Bce a inizio novembre. Inoltre la Bce ha risposto alle pressioni richiamando proprio i governi alla piena attuazione delle misure anti crisi annunciate da settimane, se non da mesi, e che per ora restano solo buone intenzioni, in particolare sul potenziamento del Fondo salva Stati. Intanto oltre alle proposte ufficiali, come quella sugli eurobond, su cui mercoledì la Commissione europea avanzerà progetti concreti, circolano anche ipotesi più allarmistiche, come quella di operare revisioni dei trattati europei per consentire fuoriuscite dall'area euro.

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