Mercoledì 13 Maggio 2009

Sicurezza, oggi Camera vota fiducia. Pd insiste:Carta violata

Roma, 13 mag. (Apcom) - Il governo pone la questione di fiducia sul disegno di legge sicurezza all'esame dell'Aula della Camera e, nonostante la decisione fosse stata ampiamente annunciata la scorsa settimana, la reazione dell'opposizione è forte e chiama in causa il presidente della Camera, Gianfranco Fini, 'reo', secondo il Pd, di non aver riconosciuto l'incostituzionalità del reato di immigrazione clandestina che il provvedimento introduce. La Camera sarà impegnata per tutta la giornata di oggi a votare le tre questioni di fiducia per appello nominale: secondo il presidente dei deputati del Pd "si consuma una violenza fortissima sulle norme che insieme ci siamo dati e si trasferisce nella vita del paese una tensione della quale governo e maggioranza non hanno piena consapevolezza". Il capogruppo dei Democratici si rivolge a Fini per ribadire "l'incostituzionalità" di certe norme che il ddl contiene e per fargli notare che "queste tre fiducie disattendono le sollecitazioni del capo dello Stato e del presidente della Camera, e violano la logica su cui in quest'Aula si basa il voto segreto. Non è normale che il Parlamento venga privato della possibilità di esprimersi col voto segreto". Ma la terza carica dello Stato non fa una piega e risponde punto per punto alle rilevazioni di Soro definendo l'incostituzionalità sollevata dall'opposizione "problematica e opinabile": impossibile quindi dichiarare inammissibili i tre maxiemendamenti del governo perché si rischierebbe di "ledere le prerogative dell'Assemblea". E sul voto segreto Fini fa notare che il regolamento della Camera "esclude la questione di fiducia solo su argomenti per i quali il Parlamento prescriva obbligatoriamente le votazioni per alzata di mano o a scrutinio segreto e non ha luogo laddove lo scrutinio segreto venga concesso solo su richiesta". E non è questo il caso. La fermezza del presidente della Camera viene aspramente criticata dai Democratici che lo accusano "di fatto di aver avallato norme razziste e xenofobe e contribuito a mettere in sicurezza la maggioranza", fa notare la capogruppo in commissione Giustizia Donatella Ferranti, che aggiunge: "La battaglia di principio che il presidente Fini ha portato avanti nei giorni scorsi sulle pagine dei giornali sia rimasta sulla carta stampata e non si è concretizzata in veri interventi parlamentari". Alzano la voce anche Udc e Italia dei Valori contro la decisione del governo di porre la questione di fiducia: "L'esecutivo ha scambiato il Parlamento per un supermercato: 'paghi uno, prendi tre' fiducie", attacca il deputato centrista Angelo Compagnon. "La fretta con cui si vuole portare a casa questo risultato persegue solo logiche propagandistiche, ma non risolve i problemi del Paese", aggiunge. L'Italia dei Valori senza peli sulla lingua continua a parlare di "regime" che, secondo Fabio Evangelisti, "c'è, è strisciante ma nonostante ciò il governo ha paura della sua stessa maggioranza, di quelli che ancora possono professarsi liberali". Poche le voci che da Pdl e Lega si alzano a difendere il ddl che oltre a inserire il reato di immigrazione clandestina nel codice penale, regolarizza le ronde e prolunga fino a sei mesi la permanenza dei clandestini nei Centri di identificazione ed espulsione. "E' naturale anzi doveroso porre la questione di fiducia" sul ddl sicurezza "perché il governo deve riaffermare il proprio programma elettorale", dice Roberto Cota a nome del Carroccio in Aula. Per il resto ieri si è rinviata la battaglia verbale ad oggi quando ci saranno tre votazioni nominali e quindi tre momenti di dichiarazioni di voto: una lunga giornata prevedibilmente foriera di polemiche ma che tuttavia non dovrebbe riservare sorprese. I 'big' parleranno in diretta televisiva infatti soltanto giovedì al momento delle dichiarazioni di voto finale. Fuori dal Palazzo intanto affilano gli artigli associazioni e sinistra radicale: Prc e Sinistra e Libertà faranno un presidio davanti a Montecitorio mentre l'Arci inizia uno sciopero della fame come protesta simbolica "contro il ddl sicurezza e la barbarie dei respingimenti in mare".

Luc

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