Giovedì 14 Maggio 2009

Petrolio,prezzi quasi raddoppiati da febbraio ma analisti cauti

Roma, 14 mag. (Apcom) - Come un ospite sgradito, il caro petrolio si è materializzato non appena dall'economia mondiale sono giunti segnali che diverse fonti autorevoli interpretano come un possibile miglioramento della situazione. A New York il barile di oro nero ha brevemente oltrepassato la soglia dei 60 dollari, un livello che non si vedeva da sei mesi a questa parte, sospinto da vari fattori, tra cui anche un ritorno degli acquisti speculativi. Dai minimi toccati a febbraio i prezzi sono quasi raddoppiati, eppure gli analisti restano cauti sulle prospettive dell'oro nero: questa rimbalzo dei prezzi, dicono, non trova giustificazioni nei fondamentali di mercato. Peraltro proprio ieri il cartello dei paesi esportatori di greggio, l'Opec ha nuovamente rivisto al ribasso le sue previsioni sulla domanda globale, stimando ora un calo dell'1,8 per cento quest'anno a riflesso della recessione generale. In questo contesto il recupero dei prezzi di questi giorni rischia di risultare di "breve durata", afferma l'Opec, secondo cui va prevalentemente imputato agli ultimi cali del dollaro, la valuta con cui si commerciano le materie prime. Quando cala diventano più convenienti, inoltre l'oro nero viene anche utilizzato come strumento per mettersi al riparo proprio dalle fluttuazioni dei cambi. Nei giorni scorsi l'Ocse, sulla base dei risultati di marzo del suo superindice previsionale, aveva rilevato una generale attenuazione della dinamica recessiva, assieme a segnali di "tentativi di pausa" sulla contrazione in alcuni paesi, tra cui Italia, Francia, Gran Bretagna e Cina. Parlando a nome del G10 dei banchieri centrali, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet aveva per parte sua affermato che "ci avviciniamo al punto di svolta" per l'economia mondiale, da cui con gradualità si dovrebbe imboccare un percorso di stabilizzazione e ripresa. Ieri il superamento della soglia psicologica dei 60 dollari da parte del barile è finito in prima pagina sulla stampa finanziaria internazionale. Il Financial Times nota che è avvenuto nell'ambito di una generale ripresa dei prezzi delle materie prime, mentre il Wall Street Journal mette in guardia dall'effetto che può avere su un'economia stravolta da mesi e mesi di crisi. In un recente rapporto, JP Morgan avvertiva che "nel quadro di fragilità attuale (i rincari del petrolio) possono diventare uno shock": 10 dollari al barile in più equivalgono a spese mensili supplementari per 5,5 miliardi di dollari per imprese e famiglie Usa. Nel luglio del 2008, al culmine di un rally rialzista dei prezzi, sul Nymex - il mercato delle materie prime della Grande Mela - il barile aveva superato i 147 dollari. Successivamente l'aggravarsi della crisi ha zavorrato in maniera sempre più energica le quotazioni, fino a far cadere il barile poco sopra i 30 dollari lo scorso febbraio. Quando in Europa è tardo pomeriggio, negli scambi sul Nymex i futures sul greggio in prima scadenza aumentano di 15 cents rispetto alla chiusura ufficiale di ieri, con il barile di West Texas Intermediate a 59 dollari. Nel frattempo a Londra il barile di Brent, il petrolio estratto dal Mare del Nord, aumenta di 7 cents a 58,06 dollari. Secondo il Financial Times si è assistito a un ritorno di investimenti da parte di hedge funds e altri operatori speculativi, mentre diversi fondi pensione starebbero valutando la possibilità di riposizionarsi a loro volta sul comparto. Tuttavia, lo stesso quotidiano cita operatori del settore secondo cui la portata attuale degli investimenti speculativi sulle materie prime resta ridotta, se paragonata con i livelli dello scorso anno. Le ultime spinte rialziste, afferma Clarence Chu, trader della Hudson Capital Energy, sono state impartite al barile dai dati dell'American Petroleum Institute, secondo cui la scorsa settimana le scorte Usa di greggio sono calate. "E' uno sviluppo abbastanza rilevante - spiega - dato che ci si attendeva un aumento". Flessione che ha trovato conferme nei dati del dipartimento per l'Energia Usa: le scorte di greggio sono calate per l'equivalente di 4,7 milioni di barili la scorsa settimana. Si tratta della prima flessione dopo 10 settimane consecutive di aumenti, ma anche così, a quota 370,6 milioni di barili, le scorte restano ai massimi da quasi vent'anni: dal 1990. Secondo Stepehn Schork, trader e analista petrolifero, i mercati si sono nuovamente sganciati dalla realtà. "Forniture e scorte sono elevate, mentre la domanda è bassa e in calo. Ma semplicemente questo non conta: conta che gli indici azionari recuperano e che il dollaro cala. In altri termini - afferma Schork - questo mercato non si sta muovendo sulla base dei fondamentali". Voz

MAZ

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