Venerdì 22 Maggio 2009

Cassazione; Bar obbligati a etichette su acqua e liquidi tossici

Roma, 22 mag. (Apcom) - I bar sono obbligati a usare etichette ben diverse per distinguere l'acqua dai liquidi tossici. Non basta ordinare ai dipendenti di conservare le bottiglie in luoghi separati per evitare le responsabilità penali e civili che possono derivare da errori che provocano l'avvelenamento dei clienti. In ogni caso sarebbe bene adoperare i contenitori originali per detersivi e sostanze velenose invece di conservarli in bottiglie simili a quelle dell'acqua. Questo il monito della Cassazione a proprietari e gestori di bar e locali pubblici. La sentenza 21513 della quarta sezione penale individua le responsabilità nell'uso di liquidi tossici appena una decina di giorni dopo la grave intossicazione di cui è rimasta vittima il procuratore capo di Frosinone, Margherita Gerunda, che al bar di fronte al tribunale ha bevuto un sorso di soda caustica invece dell'acqua I giudici hanno evidenziato che non basta un preciso ordine, impartito ai dipendenti del locale, a tenere separati i veleni dalle sostanze alimentari. Nel caso dei liquidi, soprattutto se incolori come molti detersivi (e come la soda caustica), è necessario etichettare in modo diverso e ben visibile le bottiglie. Altrimenti in caso di errore, il titolare dell'attività risponde di tutti i danni ed è sua anche la responsabilità penale. La Cassazione ha così confermato la sentenza della Corte d'appello di Firenze che aveva condannato per lesioni colpose il proprietario di un bar fiorentino, in via della Cernaia, dove un cameriere aveva servito a due clienti brillantante per lavastoviglie al posto dell'acqua. L'accusa aveva sottolineato che le bottiglie dei detersivi e dell'acqua erano conservate insieme e il proprietario aveva tentato di difendersi mostrando un avviso, indirizzato proprio ai camerieri nel quale si dava l'ordine di tenere in luoghi diversi i prodotti. In sostanza, affermava la difesa, se l'ordine è stato violato la colpa è soltanto del cameriere negligente. Ma sia i giudici di merito che la Cassazione la pensano diversamente: l'incidente non sarebbe capitato se "l'imputato avesse curato di segnalare visivamente il reale e diverso contenuto" delle bottiglie "ovvero - prosegue la Corte - avesse restituito il detersivo al suo contenitore naturale". Infatti, aggiunge la sentenza, "anche se la bottiglia fosse stata riposta tra i detersivi, ciò non avrebbe escluso la responsabilità dell'imputato poiché lo stesso non aveva in alcun modo diversificato la bottiglia piena di detersivo, rimasta regolarmente etichettata quale acqua minerale". Per giunta "la bottiglia incriminata aveva mantenuto tutti i caratteri esteriori della bottiglia d'acqua anche perché il liquido che essa conteneva aveva in realtà l'aspetto dell'acqua". In conclusione, proprio nel caso di "locale adibito alla consumazione di bevande" il gestore è obbligato a fare tutto quanto è necessario per "eliminare il rischio di indebito ulitizzo". Insomma, fidarsi (delle istruzioni ai dipendenti) è bene ma non fidarsi è meglio.

Roo

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