Lunedì 25 Maggio 2009

Immigrati: dopo le polemiche Governo-vescovi, oggi parla Bagnasco

Roma, 25 mag. (Apcom) - La volta scorsa, degli immigrati non parlò. Il cardinale Angelo Bagnasco apriva i lavori del consiglio permanente della Cei, a marzo, e, nonostante il dibattito pubblico italiano già si accendesse sulle misure del Governo relative ai 'medici-spia' o ai cosiddetti bambini invisibili, il presidente dei vescovi italiani preferì concentrare la sua prolusione su tematiche ritenute di maggior momento, dall'affaire lefebvriani alla legge sul testamento biologico. Oggi l'arcivescovo di Genova parlerà di nuovo. L'occasione è l'apertura, in Vaticano, dell'assemblea generale dell'episcopato italiano, una sorta di 'parlamento' dei vescovi italiani che si conclude venerdì. E questa volta il discorso dell'arcivescovo di Genova - il cui contenuto, ovviamente, non è noto in anticipo - cade dopo che, con l'avvicinarsi dell'estate, si sono moltiplicati gli sbarchi di irregolari sulle coste italiane, il Governo ha adottato la tecnica dei respingimenti e, soprattutto, sul tema dell'immigrazione l'opinione pubblica ha assistito, nel corso delle settimane, a ripetute critiche al Governo da parte di vescovi ed esponenti della Chiesa. Prese di posizione che, in realtà, hanno dato voce solo ad una parte dell'establishment ecclesiastico. E, comunque, una parte che si è espressa con tonalità e accenti diversi. In Vaticano, ad esempio, il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, monsignor Agostino Marchetto, è tornato a far sentire le sue riserve su politiche che puntano tutto sulla maggiore severità all'ingresso. L'arcivescovo, tuttavia, per onorare la distanza concordataria tra Santa Sede e Stato italiano, non è entrato nello specifico del caso italiano. Sulla stessa linea il nuovo presidente del dicastero vaticano, monsignor Antonio Vegliò, che - rilanciato dall''Osservatore romano' e da 'Roma sette', il settimanale del Vicariato di Roma - ha invitato i romani a guardare con "occhi nuovi" gli immigrati perchè la loro presenza "è preziosa e indispensabile". Interpellati dai giornalisti, esponenti della fondazione Migrantes e della Cei, da parte loro, hanno espresso perplessità sui respingimenti, così come sulle parole del presidente del Consiglio Berlusconi relative ad un'Italia che non sarebbe multietnica. Più diretti i gesuiti - che per bocca del Jesuit Refugee Service hanno stigmatizzato il rischio che siano stati respinti in Libia anche alcuni richiedenti asilo - e il vescovo Arrigo Miglio, che ha parlato di "naufraghi sepolti in mare". Così, nei mesi scorsi, era stato il settimanale 'Famiglia cristiana' a non risparmiare bordate all'esecutivo, al ddl sicurezza e alla xenofobia di alcuni esponenti della Lega. Tutte queste dichiarazioni, tuttavia, non hanno ricevuto il pubblico avallo del cardinal Bagnasco. Anche il quotidiano ufficiale della Cei, 'Avvenire', ne ha dato notizia sottolineando, ogni volta, che si trattava di opinioni tanto autorevoli quanto personali. Al quartier generale della Conferenza episcopale italiana di viale Aurelia, insomma, non si perde di vista che, all'interno della Chiesa, le posizioni sul tema dell'immigrazione sono sfaccettate. Se c'è chi mette l'accento sulla necessità di accoglienza (lo hanno fatto anche 'tenori' come i cardinali Tettamanzi e Poletto), altri sottolineano il bisogno di legalità. I rapporti con il Governo Berlusconi, inoltre, sono stati impostati dai vertici dell'episcopato, così come dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in termini di collaborazione leale su un ampio ventaglio di tematiche. Oltretevere, ad esempio, non è passato inosservato l'impegno di Palazzo Chigi a non far morire Eluana Englaro, così come sono state registrate con attenzione le promesse di finanziamento alle scuole paritarie e di sconti fiscali alle famiglie. E se certi eccessi sull'immigrazione non vanno giù, non manca chi ricorda che anche il governo Zapatero, tanto esaltato in Italia dall'opposizione, non ha usato metodi teneri nelle enclaves maghrebine di Ceuta e Melilla. E' su questo sfondo che, oggi pomeriggio, il cardinal Bagnasco prenderà la parola. Nel corso dell'assemblea generale, poi, le varie anime dell'episcopato italiano discuteranno di immigrazione e di molti altri temi dell'attualità ecclesiale e politica italiana. I presuli dovranno assumere anche una decisione operativa relativa all'immigrazione. Il 'parlamento' dei vescovi, infatti, eleggerà il nuovo presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, la struttura da cui dipende, tra l'altro, la fondazione Migrantes. Giunto a scadenza il mandato dell'attuale presidente, il vescovo ausiliare di Bergamo Lino Bortolo Belotti, il nuovo presidente si dovrà muovere tra respingimenti e centri di esplusione, tra decreti di Governo e malumori delle associazioni cattoliche. Cercando, magari, di mettere d'accordo l'anima garantista di parte dell'episcopato e le esigenze legalistiche di un'altra parte.

Ska

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