Martedì 26 Maggio 2009

Università; 3+2 non convince, Gelmini: Ora profondo rinnovamento

Roma, 26 mag. (Apcom) - Più lauree in corso, ma meno studenti concludono il percorso universitario. Cresce la frequenza dei corsi, ma diminuisce la qualità degli studi. Più della metà degli studenti prosegue gli studi dopo la triennale, ma acquisiscono la specialistica solo quelli economicamente favoriti. Laureati di primo livello apprezzati dal mondo del lavoro, ma cresce la percentuale di abbandoni. Aumentano i tirocini e gli stage fuori dall`ambiente universitario per gli studenti del nuovo ordinamento, ma pochi lasciano i luoghi di residenza per studiare all'università. In aumento i laureati, ma l'età media di chi prende il 'pezzo di carta' non si è abbassata quasi per nulla. un rapporto con luci e ombre quello presentato oggi dal direttore di Almalaurea Andrea Cammelli al ministro dell`Istruzione Mariastella Gelmini, sullo stato della riforma universitaria del '3+2': il nuovo sistema universitario, infatti, sembra tradire le aspettative proprio sugli elementi più qualificanti, come l'ancora alta età di chi si laurea e gli alti abbandoni dei percorsi universitari. Secondo la ricerca la regolarità nel concludere gli studi nella durata prevista dagli ordinamenti, che era a livelli ridottissimi (9,5%), ora è più che quadruplicata ed è raggiunta oggi da quasi 40 laureati su cento: nel 1995/96, infatti, concludeva in corso il percorso di studi solo il 3,7% degli immatricolati (l`11,2% comprendendo il ritardo di un anno). Fra gli immatricolati del 2001/02 a concludere in corso sono 17,6 laureati su cento (32,5 entro il primo anno fuori corso). Tuttavia, se aumentano i laureati in corso, su un`intera generazione di giovani che si iscrive all`università solo una minima quota raggiunge il titolo nei tempi previsti. In crescita la frequenza alle lezioni anche in facoltà e percorsi di studio tradizionalmente poco seguiti: conoscenze linguistiche ed informatiche quasi ovunque risultano in espansione, ma è comunque diffuso il dubbio che la qualità della preparazione si sia abbassata, soprattutto tra i laureati di primo livello. Per Almalaurea le Le possibili cause sono l'ampliamento della popolazione che ha avuto accesso agli studi universitari; la minore preparazione di tanti giovani provenienti dalla scuola secondaria superiore; la contrazione delle ore per ogni insegnamento; la moltiplicazione dell`offerta formativa e dei corsi non sempre giustificata da reali esigenze; l'abolizione dell`obbligatorietà delle tesi. Il 60% dei laureati di primo livello prosegue gli studi acquisendo una laurea specialistica: i laureati di primo livello che decidono di proseguire gli studi sono però soprattutto i giovani provenienti da ambienti familiari socialmente ed economicamente favoriti e quelli residenti in aree del Paese economicamente più arretrate. Anche i laureati di primo livello che non proseguono gli studi risultano complessivamente apprezzati nel mercato del lavoro, ma l`abbandono degli studi già al primo anno d`iscrizione all`università è un dato consistente: infatti, spiega il dossier, nel primo anno abbandona quasi un quinto degli immatricolati. In crescita poi la tendenza a non allontanarsi da casa, a studiare nella sede più vicina quale che sia l`offerta formativa disponibile: a frenare la mobilità territoriale sono i costi, spesso insostenibili per le famiglie soprattutto dove mancano infrastrutture adeguate. A fronte di una scarsa capacità attrattiva delle università italiane verso i giovani degli altri Paesi, aumenta il numero dei connazionali che decidono di studiare all`estero. Con il '3+2' aumentano i tirocini e gli stage fuori dall`ambiente universitario per gli studenti del nuovo ordinamento, che rimangono invece esperienze circoscritte fra i laureati pre-riforma. In crescita il numero dei laureati (nel 2001 172mila; nel 2008 post-riforma 293mila: la laurea è entrata per la prima volta nelle famiglie di 72 laureati su cento), ma non si abbassa l'età media alla laurea, che nel 2008 è di 27 anni, mentre nel 2001 era di 28 anni. Infine uno sguardo ai voti, che secondo Almalaurea in Italia sono molto alti, con una media che arriva a 108,7 su 110 nei corsi specialistici. Considerata la preparazione media degli studenti universitari, il dato rivela che in alcuni casi si rinuncia a fare una valutazione effettivamente basata sulla qualità e sul merito. Per Gelmini "i dati dimostrano che l`università italiana ha bisogno di un profondo rinnovamento. Per questo è urgente una riforma che rilanci il sistema e la sua qualità. Credo sia indispensabile che le università pubblichino i risultati del loro lavoro e della loro didattica - conclude - per poter misurare la competitività del sistema".

Sav

© riproduzione riservata