Lunedì 01 Giugno 2009

Fiat, Chrysler, oggi giorno verità in tribunale Ny su alleanza

Roma, 1 giu. (Apcom) - Ore decisive per la vendita della Chrysler alla Fiat. Il giudice del tribunale fallimentare di New York, Arthur Gonzalez, dovrebbe decidere oggi se una nuova società guidata dal Lingotto, e partecipata da un fondo sindacale Usa, dal Tesoro statunitense e dal governo canadese potrà rilevare la maggior parte delle attività del costruttore statunitense, che ha chiesto l'amministrazione controllata lo scorso 30 aprile. Il condizionale sui tempi del via libera giudiziaria è d'obbligo. Contro la vendita sono stati presentati oltre 300 ricorsi, la maggior parte dei quali sono stati successivamente abbandonati o risolti. Ma restano in piedi i ricorsi dei legali di alcuni dei 789 concessionari che hanno visto rescissi i loro rapporti con Chrysler e quello di un gruppo di fondi pensione statali e del settore delle costruzioni dello stato dell'Indiana. La Fiat ha comunque facoltà di recedere se la vendita non verrà chiusa entro il prossimo 15 giugno con un'estensione di un mese per le necessarie approvazioni antitrust. Se la vendita verrà approvata Chrysler dovrà vendere anche gli otto impianti di assemblaggio che non verranno rilevati dal Lingotto. La Chrysler è stata finanziata con prestiti pubblici per 4,9 miliardi di dollari da parte dei governi di Usa e Canada e l'amministrazione Obama ha svolto un ruolo di primo piano nelle trattative con i creditori. Nell'udienza di venerdì i legali dei fondi pensione che ancora si oppongono alla vendita hanno sostenuto che il Tesoro Usa ha violato la Costituzione e i termini del Troubled Assets Relief Program (Tarp) con la ristrutturazione di Chrysler.. I fondi Tarp erano infatti stati studiati per salvare le istituzioni finanziarie e non i costruttori automobilistici e una legge ad hoc per il settore auto non è stata approvata dal Senato Usa, ha detto a Bloomberg Glenn Kurtz, un legale che rappresenta i fondi pensione dell'Indiana che si oppongono alla vendita. L'offerta della Fiat è sostenuta dalla maggior parte dei creditori della Chrysler, rappresentati dalla JpMorgam Chase e da un avvocato per il governo. Il 62% di tali creditori, che detiene il 90% dei crediti sostiene il piano Chrysler. La nuova Chrysler, una volta incassato il via libera giudiziario, potrà ripartire con un capitale formato al 20% dal Lingotto, al 55% dalla Veba (il fondo detenuto dai lavoratori) e al 10% dal Tesoro Usa e dal governo di Ottawa. Entreranno quindi in vigore i nuovi contratti collettivi siglati con i sindacati, con forti sacrifici per i dipendenti), mentre la società beneficerà di un finanziamento di 6,5 miliardi di dollari da Washington. Il Lingotto avrà un ruolo importante anche nel consiglio di amministrazione, potendo nominare 3 componenti, mentre il Tesoro americano ne nominerà 4, anche se 3 saranno indipendenti; la Veba e l'esecutivo canadese ne avranno invece uno ciascuno. Il Lingotto avrà anche il diritto di acquisire un'ulteriore 15% del capitale, una quota divisa in 3 tranche da 5% ognuna "subordinate al raggiungimento di obiettivi predeterminati"; e con il 35% in mano, la Fiat potrà nominare un altro amministratore. Dal 2013, poi, Torino potrà conquistare il 51% della Chrysler, ma non potrà comunque superare il 49% finchè l'intero debito verso il Tesoro Usa non sarà stato rimborsato.

BOL

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