Lunedì 01 Giugno 2009

Immigrati; Clandestini dal Punjab alla Locride: 11 arresti

Roma, 1 giu. (Apcom) - Si facevano pagare tra le 700mila e il milione di rupie, 10-15mila euro, per fare venire in Italia, in Calabria, i propri connazionali dal Punjab, clandestinamente, con la compiacenza di imprenditori, alcuni vicini alle 'ndrine, che facevano fittizia richiesta alle autorità di visto per lavoro: 11 persone sono state arrestate dai carabinieri di locri, 5, tra indiani e calabresi, considerati gli organizzatori dell'associazione criminale e 6 imprenditori italiani che sono finiti agli arresti domiciliari. L'accusa: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell`immigrazione clandestina pluriaggravata. Nei primi mesi del 2008 - spiega una nota dei carabinieri di Locri - i carabinieri di Bovalino e di Locri, registrano un notevole incremento della presenza di immigrati indiani, in particolare tra i centri di Bovalino, S.Ilario dello Jonio, Locri e Siderno. Le prime informazioni raccolte rilevano un forte flusso di immigrati dalla regione indiana del Punjab, al confine con il Pakistan, alla Locride. A confermarlo le azioni dei militari: 28 indiani arrestati in flagranza nel 2008 e 8 nel 2009, per violazioni alla legge sull`immigrazione. Gli investigatori sospettano l`esistenza, in zona, di un`organizzazione che favorisce l`ingresso di clandestini in Italia. Un primo fondamentale riscontro arriva il 9 aprile 2008: i carabinieri sequestrano a Bovalino, nella casa di due coniugi, lui indiano, Sarvjeet Singh, lei italiana, Mariangela Calabria, computer, scanner, stampanti e numerosi documenti falsi, soprattutto visti d`ingresso per lavoro subordinato. Da questi indizi, parte, nel maggio 2008, una sistematica e articolata indagine, battezzata 'Lacks' - dal termine gergale indiano che indica la somma di 100mila rupie - e diretta dalla Procura di Locri, al termine della quale, dopo circa un anno, i militari hanno raccolto "numerosi indizi di reità" circa la sussistenza del reato inizialmente supposto: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell`immigrazione clandestina pluriaggravata. L'organizzazione scoperta era composta da 20 persone, responsabili a vario titolo dei reati ascritti, spiegano i carabinieri. Gli organizzatori, tutti originari del Punjab, tramite una rete sia in Italia che nel loro Paese d`origine, contattavano loro connazionali interessati ad immigrare in Italia o in altri Paesi Ue, ai quali chiedevano il pagamento di una somma tra i 7 ed i 10 Lacks - Lacks è il termine utilizzato in Punjab per definire la somma di 100.000 rupie, moneta ufficiale indiana -corrispondenti a 10-15 mila euro, per ottenere il visto d`ingresso per lavoro subordinato e, così, riuscire ad entrare in Italia. Trovato il "cliente", entravano in gioco i cittadini italiani, principalmente imprenditori operanti nel settore agricolo ed edile, i quali, in cambio di una parte della somma pagata dall'immigrato, inoltravano al competente Sportello unico per l`immigrazione le richieste di rilascio di nulla osta al lavoro subordinato, propedeutico alla concessione del relativo visto. Ma la volontà manifestata alle competenti autorità di assumere gli extracomunitari era fittizia, infatti una volta entrati in Italia, gli indiani restavano in clandestinità, senza alcuna assunzione. L`organizzazione, dietro ulteriore pagamento, forniva agli immigrati indiani alloggi di fortuna, spesso fatiscenti, cellulari intestati ad altri, lavoro in nero. Inoltre l'organizzazione era alquanto pericolosa, i carabinieri hanno infatti accertato che gli indagati, erano in condizioni di procurarsi armi e tra gli imprenditori maggiormente interessati alla fittizia assunzione di indiani, c'erano soggetti noti per la vicinanza alle `ndrine di San Luca e Platì, come testimoniano precedenti, solidi legami familiari ed assidue frequentazioni. Alla fine dell'indagine il sostituto Procuratore Sgueglia, ha pienamente concordato con le risultanze investigative della Compagnia di Locri e ha richiesto al competente gip l`emissione di undici ordinanze di custodia cautelare, 5 in carcere per coloro che sono considerati gli organizzatori, tre indiani e due calabresi, e altre 6 agli arresti domiciliari, tutti imprenditori coinvolti nella vicenda.

Red/Gtu

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