Martedì 16 Giugno 2009

Pd, è sfida Franceschini-Bersani. Veltroni col segretario

Roma, 16 giu. (Apcom) - I ballottaggi ci saranno solo domenica prossima, Dario Franceschini ufficialmente ripete che parlerà del suo futuro solo dopo il secondo turno delle amministrative, ma gli schieramenti in vista del congresso si vanno definendo, Walter Veltroni torna a far sentire la sua voce con un appello a "non tornare indietro" che suona come un endorsement al segretario e la sfida tra con Pierluigi Bersani è, di fatto, partita. Se nei giorni scorsi erano scesi in campo diversi 'grandi elettori' di Bersani, da Massimo D'Alema a Enrico Letta, ieri è stata la volta dei sostenitori di Franceschini, da David Sassoli a Sergio Cofferati, fino appunto a Veltroni. In realtà, l'ex segretario ha fatto qualcosa di diverso da un semplice annuncio di sostegno a Franceschini. Veltroni ha lanciato un vero e proprio allarme, ha sostenuto che il progetto del Pd è "messo in discussione", ha denunciato "richiami antichi", ha stigmatizzato chi pensa che "sarebbe meglio lasciar perdere il Pd" e chi punta a "ridurne le ambizioni trasformandolo in un frammento minoritario di uno schieramento senza un disegno riformista". Una piattaforma programmatica vera e propria, senz'altro alternativa a quella illustrata nei giorni scorsi da D'Alema. Veltroni ci tiene a precisare che la sua iniziativa del 2 luglio non è "correntizia", l'incontro sarà presieduto non a caso da Luigi Zanda, un dirigente classificato come rutelliano fino a qualche tempo fa, e in sala ci saranno, tra gli altri, Francesca Barracciu, Sergio Chiamparino, Paolo Gentiloni, Pietro Ichino, Andrea Martella, David Sassoli, Aldo Schiavone, Debora Serracchiani. Un parterre volutamente variegato, dal punto di vista dell'appartenenza alle correnti. Ma il sostegno per Franceschini è nei fatti. Uomini vicini a Veltroni ricordano che "Franceschini ha fatto il Lingotto con Walter", è stato vice-segretario e dunque "se decide di candidarsi, come pare, e se dice di voler proseguire su quella linea... naturale che Walter stia da quella parte". Con Franceschini si schierano anche Lapo Pistelli e la fassiniana Marina Sereni mentre Rosy Bindi, che potrebbe alla fine stare con Bersani, per ora si lamenta della rottura della tregua congressuale: "E' davvero sorprendente. Siamo stati convocati con urgenza dal segretario a urne ancora aperte per prendere tutti l'impegno a non aprire il dibattito congressuale prima dei ballottaggi. E invece vedo che ci sono due pesi e due misure". Nel partito, peraltro, ha destato stupore la sortita di ieri dell'ex ministro degli Esteri a proposito delle possibili "scosse" che potrebbero far cadere il Governo. L'invito a "farsi trovare pronti" è sembrata a molti un'allusione ad eventuali governi di 'unità nazionale', o comunque a larghe intese tipo quelle che si realizzarono nel '95 dopo la caduta di Berlusconi. Franceschini ha liquidato la vicenda con una frase: "Sinceramente non sono un esperto di complotti e di scosse e penso, invece, che sia più utile parlare di un Governo che c'è ma non è in grado di governare". Non solo, il segretario pur rimandando il tema congresso a dopo i ballottaggi, non ha rinunciato a sottolineare che "abbiamo smentito con i fatti tutti gli avvoltoi che prevedevano la fine del partito nel voto europeo, ora si tratta di ripartire". Giorgio Tonini, veltroniano, chiarisce che se ci fosse una crisi di Governo bisognerebbe tornare alle urne, stesso concetto lo ripete Rosy Bindi, mentre Antonello Soro offre una sua lettura delle parole di D'Alema: "Io lo interpreto come un'esortazione ad accelerare nella costruzione di un'alternativa al Governo, visto che sembra iniziata per Berlusconi una traiettoria declinante. Anche se nessuno è in grado di dire se durerà tutta la legislatura o se ci saranno precipitazioni a breve". Sul tema congresso, invece, tace per ora Romano Prodi, che però storicamente ha buoni rapporti con Bersani. Ma è il prodiano Mario Barbi a polemizzare con Veltroni e Franceschini: "Sento parlare del rinnovare lo spirito del Lingotto - dice Barbi - ma il Lingotto è stato il deragliamento del Pd da un progetto responsabile di governo", una scelta che "ci ha portato a consegnare il Paese nelle mani di Berlusconi e della destra e della destra". Francesco Rutelli, invece, si dice pronto a dare battaglia al vertice sulla collocazione europea che si terrà stamane. L'ex leader Margherita, che ha convocato i suoi 'coraggiosi' per il 3-4 luglio, dice no all'accordo raggiunto da Franceschini con il Pse per la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare a Strasburgo, l'Asde, l'Alleanza dei socialisti e dei democratici. Rutelli nicchia, quando gli viene chiesto se sia possibile una sua uscita dal Pd, ma è un dato di fatto che alcuni della sua area, da Gianni Vernetti a Paola Binetti, sono da tempo molto scettici sulla permanenza nel Pd. E' anche vero che altri esponenti come Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta sembrano decisi a continuare nel partito la loro battaglia e molti ritengono che Rutelli punti solo a far mettere agli atti il suo dissenso.

Adm

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