Martedì 28 Luglio 2009

Alimenti, Made in Italy 'sconosciuto', italiani bocciati a tavola

Roma, 28 lug. (Apcom) - La dieta mediterranea? Un'alimentazione ipocalorica a base di pesce; il capocollo? Un formaggio; la tinca? un vino; la parmigiana? un piatto tipico a base di parmigiano, naturalmente. Sono molti gli svarioni degli italiani a tavola, e il giudizio finale sul grado di conoscenza della gastronomia made in Italy non è per nulla esaltante. Secondo l'indagine condotta da 'Vie del gusto', mensile di turismo ed enogastronomia, su un campione di 1.300 uomini e donne di tra 18 e 55 anni, all'atto pratico gli italiani dimostrano di "non conoscere alimenti e piatti della tradizione". Per uno su tre il salame Felino conterrebbe carne di gatto e l'aceto balsamico per uno su quattro è realizzato unendo a normale aceto delle erbe di montagna. In molti ammettono di non conoscere bene i prodotti e le sigle che certificano la qualità degli alimentari. E a sorpresa le donne risultano meno preparate degli uomini. Per il 29% degli intervistati, la dicitura 'made in Italy' indica prodotti che esistono solo nel nostro Paese, per il 23% è un prodotto presente solo in alcune aree geografiche, mentre per il 19% è sinonimo di tradizione. Una grossa fetta degli intervistati non nega di avere grosse difficoltà con nomi e sigle spesso incomprensibili (44%). A dimostrare maggiori difficoltà su alcuni dei più tipici prodotti italiani sono le donne: il 62% delle intervistate ha commesso almeno tre errori nel questionario, contro il 28% degli uomini. Tornando al culatello, uno dei salumi più pregiati, il 41% degli intervistati dà la risposta giusta, ma per il 21% si tratta di un modo simpatico di chiamare il fondoschiena dei bambini o addirittura un vezzeggiativo per una signorina che ha delle curve particolarmente attraenti (17%). Il capocollo è identificato correttamente dal 22% come insaccato, mentre per il 25% si tratta della parte superiore del collo di un uomo; per il 21%, altro è un formaggio. Quanto al salame Felino, il 26% sa che il nome deriva dal luogo di produzione, c'è chi lo associa alla diceria per la quale i veneti mangiano i gatti e ritiene quindi che si tratti di un insaccato veneto a base di carne di gatto (33%). Solo il 19% sa che la Tinca gobba dorata è un pesce, per il 42% si tratta di una malformazione di un osso della gamba (viene insomma confusa con la tibia), ma c'è anche chi si dice convinto del fatto che sia un pregiato vino delle Langhe (12%). Passando a verdure e formaggi, secondo l'indagine di Vie del gusto, solo l'11% sa che il Formaggio di Fossa viene così chiamato per la particolare stagionatura, il 26% pensa si tratti di formaggio fatto con il latte di mucche "fassone" (26%) o che venga prodotto in un paesino chiamato Fossa (41%). Ancora: il datterino (un pomodoro) è considerato così fuorviante che il 39% pensa si tratti di un tipo di dattero pregiato, di dimensioni mignon o di un dolce egiziano a base di datteri (19%), ma c'è anche chi pensa che sia una particolare qualità di pesce (27%). Passando alle ricette, solo il 18% conosce la ricetta e gli ingredienti che compongono le sarde a beccafico, mentre per il 51% si tratta di una ricetta che prevede la cottura delle sarde in una salsa composta da fichi o addirittura di sarde seccate con il medesimo procedimento utilizzato per essiccare i fichi (10%). La parmigiana sembra essere conosciuta solo dal 25% come piatto a base di melanzane, formaggio e pomodoro, mentre per il 39% è soprattutto un abitante di Parma o un piatto a base di parmigiano (19%). Solo il 9% degli italiani intervistati sa che l'aceto balsamico viene realizzato attraverso un lunghissimo invecchiamento in botte, ma per il 47% si tratta di un semplice aceto a cui viene aggiunta una salsa dolciastra o a cui vengono aggiunte erbe aromatiche, come avviene per le caramelle balsamiche (24%). Allo stesso modo, solo il 21% sa che il barricamento è una tecnica di invecchiamento del vino in botte di legno (barrique) e non una barricata (39%) o un modo di essere, quando ci si chiude troppo in se stessi (16%). Vittima degli svarioni culinari è proprio la stessa dieta mediterranea: il 29% la definirebbe come una dieta ipocalorica esclusivamente a base di pesce, mentre la denominazione Docg (usata per i vini) viene confusa con la sigla di un partito politico (21%) o scambiata per qualcosa di inerente la tecnologia (17%). Di positivo c'è che per quasi nove italiani su dieci i prodotti alimentari made in Italy hanno una marcia in più: sono più buoni e genuini (27%), danno maggiori garanzie in termini di sicurezza (21%). Fin qui tutto bene, almeno in apparenza, ma la musica cambia quando le domande riguardano proprio alcuni di quei prodotti e piatti che dicono di considerare irrinunciabili. Sulla carta solo il 16% degli italiani non presta cura alla provenienza degli articoli alimentari acquistati o comunque non la reputa una caratteristica degna di nota. Per il 34%, la provenienza rigorosamente italiana rappresenta un "elemento irrinunciabile", a cui si aggiunge il 28% che la ritiene molto importante e l'11% che pensa che lo sia abbastanza. A spingere gli italiani a inserire nel proprio carrello i prodotti del made in Italy, secondo quanto rilevato da Vie del gusto, è la convinzione di avere tra le mani un alimento più buono e genuino della media (27%), la maggiore percezione di sicurezza (21%) e la convinzione di gustare un cibo dal sapore unico e inconfondibile (16%). Una parte importante nella scelta è svolta dai ricordi personali: l'11% sceglie prodotti made in Italy perché ricordano sapori a cui si è abituati.

Gtz

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