Mercoledì 05 Agosto 2009

Italia deve risarcire un detenuto per sovraffollamento carceri

Bruxelles, 5 ago. (Apcom) - L'Italia dovrebbe essere "inondata di ricorsi" alla Corte europea dei diritti dell'uomo "che mettano in crisi" il nostro intero sistema penitenziario. E' quanto si auspica Patrizio Gonnella, presidente dell'Associazione Antigone che ha pubblicizzato il caso di Izet Sulejmanovic, un rom bosniaco a cui tre settimane fa i giudici di Strasburgo hanno riconosciuto un risarcimento di mille euro per essere stato costretto a vivere uno spazio compreso tra i 2,70 e i 3,40 metri quadrati nel carcere romano di Rebibbia, dove è stato detenuto dal 30 novembre 2002 al 20 ottobre 2003. "Siamo in una condizione oggettiva di violazione dei diritti umani certificata da organismi sovranazionali e pare che ha nessuno gliene importi nulla", denuncia Gonnella, ricordando che secondo il Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura lo spazio minimo per ogni detenuto in cella singola è di sette metri quadri, mentre chi è rinchiuso in una cella singola deve avere almeno quattro metri quadri a disposizione. Invece, nota Antigone, "a Brescia e Sassari in otto metri quadri vivono sei o sette detenuti", "a Bolzano in poco più di dieci metri quadri vivono dodici detenuti", "all'Ucciardone di Palermo in sedici metri quadri dormono sedici detenuti", e "a Poggioreale a Napoli i detenuti sono 2.700", contro una capienza regolamentare di 1.300 posti. Vivere in uno spazio così ristretto, sottolinea l'Associazione, "significa di fatto stare sempre stesi a letto". Gonnella se la prende con "il Parlamento italiano che introduce nuovi reati creati dal nulla" come l'immigrazione clandestina e con il Ministero della Giustizia che "presenta un piano di edilizia penitenziaria inutile e privo di copertura finanziaria", affermando che attualmente la popolazione carceraria in Italia è di oltre 64mila unità contro una capienza regolamentare di 43mila posti, e "con gli attuali ritmi di crescita" arriverà a 100mila entro la fine del 2012. La soluzione, secondo il presidente di Antigone, sarebbe la depenalizzazione di tutto il consumo di droghe. "Libereremmo in questo modo circa 20mila posti inutilmente occupati da tossicodipendenti e piccoli spacciatori costretti al reato da una legge proibizionista". In attesa di questo passo, Gonnella esorta i carcerati a seguire l'esempio di Sulejmanovic: "siamo a disposizione di quei detenuti che vogliano intraprendere azioni giudiziarie contro lo Stato italiano", dice, offrendo anche un email a cui rivolgersi: [email protected]

Alv

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