Pd/ Domani le primarie, incognita per l'effetto-Marrazzo

Pd/ Domani le primarie, incognita per l'effetto-Marrazzo Qualche malumore di Marino e Bersani per pressing di Franceschini

Roma, 24 ott. (Apcom) - La tegola-Marrazzo rischia di condizionare le primarie, il terremoto che ha travolto il governatore del Lazio scuote il Pd alla vigilia del voto che dovrebbe eleggere il nuovo segretario (salvo tempi supplementari se nessuno dovesse raggiungere la maggioranza assoluta) e dalle parti del Nazareno si incrociano le dita, sperando che non ci siano ripercussioni sull'affluenza. Un timore avvertito soprattutto dalle parti di Dario Franceschini e Ignazio Marino, i due candidati che più sperano di guadagnare da un'alta partecipazione. Ma la giornata, sebbene si sia conclusa con una nota congiunta di Bersani, Franceschini e Marino, ha fatto registrare anche qualche piccola tensione per le indiscrezioni , filtrate all'ora di pranzo, che attribuivano al segretario l'intenzione di chiedere 'tout court' le dimissioni di Marrazzo, mentre gli altri due candidati si preoccupavano anche di non precipitare il Lazio a elezioni anticipate già in gennaio, anziché a fine marzo, scadenza naturale della consiliatura regionale.Di sicuro, la lettura dei giornali, aveva reso evidente a tutto il gruppo dirigente del partito che la situazione era insostenibile e la cautela del giorno precedente veniva via via abbandonata. Franceschini, Bersani e Marino, raccontano, si erano sentiti più volte al telefono, con il segretario determinato a chiedere una iniziativa forte, subito e con l'ex ministro che, pur concordando sulla necessità di agire, invitava alla cautela sul metodo da seguire, soprattutto per evitare soluzioni traumatiche per il partito e per la giunta regionale.Marrazzo, però, è stato a lungo irreperibile. Esterino Montino, suo vice, teneva una riunione in Regione per studiare una via d'uscita che non facesse cadere automaticamente la Giunta, ma nel frattempo filtrava una indiscrezione sull'intenzione di Franceschini di spingere per le dimissioni. Notizia che ha provocato qualche malumore da parte di Bersani e Marini, ma dopo un ulteriore giro di telefonate tra i tre candidati si è concordato di far uscire una nota dell'ufficio stampa con la quale si precisava che ogni decisione sulla vicenda sarebbe stata "condivisa".Tutti, ragionano dalla mozione Bersani, avevano chiaro fin dalla lettura dei giornali che si dovesse agire, ma era necessario parlare con Marrazzo per suggerirgli un passo indietro che però non travolgesse automaticamente la giunta. Tesi che Franceschini, secondo quanto viene riferito, avrebbe accolto con un paletto: troviamo pure la soluzione più unitaria possibie, ma si deve agire, non si può aspettare oltre. Bersani, secondo quanto viene riferito, è riuscito a parlare con Marrazzo nel primo pomeriggio, dopo che anche Montino aveva avuto un colloquio col governatore. Lì si è trovata la via d'uscita: l'autosospensione e, di fatto, l'annuncio della sua uscita di scena.Una soluzione che "non è esattamente quella che voleva Dario", ragionano nella mozione Franceschini, e non è un caso che la nota congiunta diffusa dai tre candidati dopo l'annuncio dell'autosospensione vengano salutate esplicitamente le "dimissioni", come a rafforzare il senso della dichiarazione del presidente della Regione Lazio.Resta però tutto da valutare l'effetto della vicenda sull'affluenza alle urne. Sia in ambienti della mozione Marino che tra gli uomini di Franceschini qualche timore circola, anche se il segretario spera di aver limitato i danni proprio con il pressing per spingere Marrazzo a lasciare. E tutta da giocare è anche la partita della candidatura per la Regione Lazio: Montino ha oggi ufficialmente annunciato che Marrazzo "non è più in campo", ma al tempo stesso tutti i più accreditati candidati hanno per ora detto 'no grazie', a cominciare da Enrico Gasbarra. E' chiaro che l'esito delle primarie sarà decisivo: Gasbarra, secondo molti, è invece assolutamente in pista e conta soprattutto sul sostegno di Massimo D'Alema; qualche ambizione sembra coltivarla anche lo stesso Montino, e qualcuno fa anche il nome di Silvia costa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA