Martedì 03 Novembre 2009

Riforme/ Berlusconi: Pronto al dialogo se Pd smette di insultarmi

Roma, 3 nov. (Apcom) - Silvio Berlusconi si dice pronto a dialogare sulla riforme con il nuovo segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ma chiede un cambio di rotta rispetto a quello che secondo lui era l'atteggiamento del predecessore Franceschini, ovvero niente più "insulti". Il presidente del Consiglio sceglie un'intervista con Bruno Vespa per il prossimo libro del conduttore, per dettare le sue condizioni per un possibile confronto. "Nessuno più di me è predisposto al dialogo. Ma per dialogare è necessario essere in due, e soprattutto avere rispetto dell'avversario, non insultarlo e demonizzarlo come il Pd di Franceschini e di Veltroni ha fatto ogni giorno, e spesso più volte al giorno, contro la mia persona", dice Berlusconi. Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell'Italia, il più contento sarò io", aggiunge il presidente del Consiglio. Ancora meglio se si inizierà dalla giustizia: "Magari...!". Nessun accenno però alla condizione posta da Bersani, ovvero che si discuta anche della legge elettorale. Quello di cui Berlusconi è sicuro, è che il suo governo sarà l'unico a poter fare le riforme: "Se mai dovesse verificarsi un cambiamento di maggioranza, ma è un'ipotesi che non esiste, ci tengo a dirlo chiaro, sarebbe inevitabile il ricorso ad elezioni anticipate". Per entrambi gli alleati Berlusconi spende parole positive. Gianfranco Fini "si è dimostrato un alleato leale e un politico lungimirante. A lui mi lega un solido rapporto di amicizia e di stima. Anche con i parlamentari che vengono da An il rapporto è ottimo". Pure con Umberto Bossi "c'è un patto ormai consolidato, fondato anche sull'amicizia e sull'affetto", grazie al quale "ho sempre trovato accordi ragionevoli". Apertura all'opposizione, elogi per gli alleati, ma per i giornali nessuno sconto. Berlusconi non intende rinunciare alle azioni contro 'La Repubblica' e 'L'Unità': "Ho il dovere di tutelare non la mia persona, ma l'istituzione che rappresento e che mi è stata assegnata dal voto di milioni di italiani. Insultando me, si insultano tutti loro, si insulta il loro voto, la loro volontà, la loro dignità". Rea

MAZ

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