Domenica 25 Gennaio 2009

E' il Super Bowl della crisi, meno sponsor ma la festa è salva

Tampa, Florida (Usa), 25 gen. (Ap-Apcom) - La crisi c'è e si farà sentire anche sul Super Bowl, ma nel 'Super Sunday' lontano appena una settimana l'ombra della recessione, agli occhi del pianeta, sarà di fatto impercettibile. La finale numero 43 della National Football League, in programma domenica tra Arizona Cardinals e Pittsburgh Steelers, farà registrare il tutto esaurito al 'Raymond James Stadium' di Tampa. Con il contorno abituale di telecamere piazzate ovunque nel raggio di chilometri, dell'intervallo da capogiro con il 'solito' pezzo da novanta del rock (stavolta toccherà a Bruce Springsteen) e dei fiumi di tifosi nelle strade. Ci sarà l'immancabile 'big story' per i media (ovviamente è rappresentata dai Cardinals, in finale contro ogni pronostico dopo decenni di anonimato), ci sarà chi farà festa per la montagna di dollari generati dalla slot machine del baccanale del football e ci saranno, ovviamente, tutti i rituali connessi ai 60 minuti effettivi più redditizi nella storia dello sport. Ma la crisi che attanaglia il pianeta - e gli States in particolare - non risparmia neanche il Super Bowl. La commissione che organizza la finale si è vista costretta ad abbassare di un milione di dollari il target inizialmente fissato per i finanziamenti. Il motivo è ormai scontato ed è lo stesso che all'orizzonte fa intravedere nuvole cariche di tempesta alle società professionistiche della Nfl, del basket Nba o del baseball Mlb: gli sponsor storici hanno deciso di spendere meno o, in qualche caso, di non spendere affatto. Un grattacapo serio, che da una parte rende meno ricco il Super Bowl, ma nel quadro generale dell'economia sportiva mette a rischio i contratti con le televisioni e quelli per i naming rights di quegli stadi ribattezzati con i marchi di case automobilistiche, finanziarie e gruppi bancari. La crisi ha portato a revocare o ridurre drasticamente i tradizionali party organizzati nella settimana del Super Bowl, mentre diverse testate giornalistiche - alle prese con profitti in picchiata e con il grattacapo delle nuovi abitudini del mercato dell'informazione - si sono viste costrette ad accreditare meno inviati. "Nessuno è immune all'economia, non lo è la National Football League e non lo è la commissione del Super Bowl", ha spiegato Reid Sigmon, direttore esecutivo degli organizzatori. La commissione, vista la mancanza di sponsor, ha dovuto rinunciare all'obiettivo di un finanziamento privato di otto milioni di dollari accontentandosi di sette milioni. Secondo i consulenti finanziari di PriceWaterhouseCoopers il Super Bowl dovrebbe generare nella zona di Tampa una spesa connessa direttamente alla partita pari a 150 milioni di dollari, stima inferiore del 20 per cento ad un Super Bowl disputato con un'economia più forte. La situazione, in ogni caso, può dare luogo a qualche vantaggio. I biglietti per la partita venduti in blocchi da mille pezzi, ad esempio, potrebbero andare via a 500 dollari il tagliando, 300 in meno rispetto all'importo stampato accanto ai nomi di Cardinals e Steelers. Una buona notizia per i tifosi, dunque. A Tampa l'ufficio del turismo prevede l'arrivo di 100mila appassionati, anche se dallo stesso ente si gioca la carta della cautela quando si chiede una previsione sull'effettivo tutto esaurito nelle 50mila stanze d'albergo disponibili nell'area metropolitana della temporanea capitale del football. La faccia mondana del Super Bowl risentirà parzialmente della crisi. Sports Illustrated e Playboy hanno rinunciato ai tradizionali party affollati di stelle dello sport e 'conigliette', ma qualche tappeto rosso si stenderà comunque per offrire la passerella ai 'vip' previsti sul radar delle feste confermate, come quella griffata dal magazine Maxim: l'attore Kevin Costner ed il rapper-produttore Puff Daddy, le immancabili bionde (Jenny McCarthy, Pamela Anderson e Carmen Electra) ed l'ultimo talento della black music sfornato dalla Florida, il rapper T-Pain. E in televisione? Il Super Bowl ovviamente porterà i cento milioni di telespettatori pronosticati a subire la solita overdose di pubblicità, anche se alcuni partner fissi della finalissima (come General Motors e FedEx) hanno deciso di disertare l'appuntamento per eccellenza del football. NBC, che trasmetterà la finale, ha fatto sapere che a metà gennaio gli spazi pubblicitari erano stati venduti per il 90 per cento. Un affare, anche in tempi di crisi: gran parte degli spot avranno infatti un costo di tre milioni di dollari per 30 secondi, un record assoluto per la finalissima della Nfl. Il Super Bowl, anche in tempi di vacche meno grasse, trova comunque il modo di stupire.

Cep

© riproduzione riservata

Tags