Domenica 10 Maggio 2009

Napolitano: Pinelli vittima. No giustificazioni per terroristi

Roma, 10 mag. (Apcom) - Ci sono voluti quarant'anni perchè la stretta di mano tra Gemma, la vedova del commissario Calabresi, e Licia, la vedova dell'anarchico Pinelli, potesse avvenire sotto gli occhi dei figli e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un incontro attentamente preparato e voluto dal capo dello Stato che ha invitato per la prima volta la signora Pinelli al Colle per il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Prima di entrare nel Salone dei Corazzieri Napolitano si è intrattenuto con le due signore e con i loro figli, poi, pochi istanti prima dell'inizio della cerimonia, è stata la vedova Calabresi a fare il primo passo, avvicinandosi alla moglie di Pinelli per una stretta di mano e un saluto. Nella sala del Quirinale i parenti delle vittime. Non manca un accento polemico nelle parole di Maria Cristina Ammaturo, figlia del vicequestore Antonio Ammaturo, ucciso nel 1982: secondo lei "le famiglie di ex esponenti del terrorismo hanno trovato posto in prima fila mentre le famiglie delle vittime sono state relegate nelle ultime file". E se il figlio del carabiniere Giuseppe Mazzola invita a non fare polemiche ritenendo "penoso" l'atteggiamento di chi oggi vuole polemizzare anche sulla presenza della signora Pinelli, ambienti del Quirinale precisano che tutti i posti in prima fila erano occupati dai rappresentanti delle singole associazioni di parenti delle vittime, nessuno escluso. Gli stessi ambienti fanno notare che anche chi nei giorni scorsi ha manifestato dubbi e perplessità sulla presenza della vedova di Pinelli oggi è andato a stringerle la mano. Napolitano, da parte sua, con la voce rotta dall'emozione, ha sottolineato come oggi si squarci il velo del silenzio sulla figura di Pinelli. A Giuseppe Pinelli, ha spiegato il presidente, si devono "rispetto ed omaggio" perché rappresenta "la figura di un innocente che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un'improvvisa, assurda fine". Non si tratta di "riaprire o di rimettere in questione un processo" ma di compiere "un gesto politico e istituzionale, si rompe il silenzio su una ferita, non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana e su un nome di cui va riaffermata e onorata la linearità, sottraendolo alla rimozione e all'oblio". Restituito l'onore a Pinelli, Napolitano è tornato con parole dure a condannare certi atteggiamenti di ex terroristi. L'anno scorso aveva stigmatizzato gli ex terroristi, condannati con sentenze definitive, che cercano e trovano "tribune" mediatiche e televisive dove raccontare la loro storia e la loro visione degli anni di piombo. Il concetto viene ribadito anche quest'anno: un certo "rumore di esibizioni" si è attenuato ma ci sono ancora "memorie romanticheggianti" di quegli anni che non sono accettabili. Il capo dello Stato ci tiene a precisare che "non si può scambiare l'eversione, l'attacco criminale allo Stato e alle persone per manifestazioni di dissenso o contestazione politica". "Per quelle scelte, per quei comportamenti - insiste il presidente - non c'è giustificazione o attenuante possibile". In particolare, il discorso si riferisce ai casi di Cesare Battisti e Marina Petrella, per i quali Napolitano ha preso posizioni ufficiali e inviato messaggi e appelli ai presidenti Lula e Sarkozy. "Attenzione e rigore - ha detto Napolitano - ho dovuto mostrare in tempi recenti nell'esercizio delle mie prerogative nei rapporti con i capi di Stato della Francia e del Brasile per trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottrattisi alla giustizia italiana". Infine, Napolitano invita a guardare avanti ma senza dimenticare soprattutto perchè "occorre un impegno costante di trasmissione della memoria e di diffusione della cultura della tolleranza e della convivenza pacifica". In particolare, il presidente invita ad essere vigili sulle possibili "strumentalizzazioni della tensioni sociali" nate e prosperate con la crisi economica. Vep

MAZ

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