Martedì 13 Dicembre 2011

«Peterson morì per la confusione»
Il dottore della Formula 1 racconta

Monza - «Ronnie non aveva contusioni mortali, ma ci fu una confusione terribile, i carabinieri impedirono a me e ai soccorsi di intervenire. Fu James Hunt a soccorrerlo per primo, l'ambulanza arrivò solo 18 minuti dopo. Morì a causa di un'embolia: roba da età della pietra».

Sid Watkins, 83 anni, ricorda così l'incidente che nel 1978 occorse a Ronnie Peterson durante il gran premio di Formula 1 di Monza. Proprio in quell'anno fu contattato da Bernie Ecclestone per diventare il dottore della Formula 1. Giovedì 8 dicembre ha annunciato il suo ritiro da direttore del Fia Institute.

Ma Watkins da raccontare ne ha tante: figlio di un operaio diventato proprietario di una azienda motoristica, è il neurochirurgo che nel 1994 a Imola tentò di rianimare Ayrton Senna e un anno dopo a Hockenheim riuscì a strappare dalla morte Mika Hakkinen con un massaggio cardiaco e una tracheotomia. E' lui che staccò la spina a Gilles Villenueve dopo il terribile incidente di Zolder e che riportò in pista Gerhard Berger dopo un incidente con incendio nel 1989 nel quale lui stesso rischiò di morire.

Di Gilles racconta: «C'erano pezzi della sua auto ovunque, respirava ancora e muovera le pupille. Lo intubai e iniziai a farlo respirare. All'ospedale di Liegi ci accorgemmo che la frattura al collo era fatale. Feci entrare la moglie, le spiegai la situazione, poi spegnemmo il respiratore».

Una curiosità su Senna: il medico della Formula 1 nel 1985 lo guarì dalla sindrome di Bell's Palsy che gli aveva paralizzato mezza faccia. Senza le sue cure forse non sarebbe mai diventato il Senna che tutti conoscono.

Dal 1978 quando si trovò a bordo di una auto medica sperimentale senza sedili posteriori e con la tuta ignifuga prestata da Jody Sheckter, il dottore ne ha fatta di strada: con il suo contributo, la Formula 1 sicura voluta da Max Mosley è diventata una realtà. Se nel 1978 come disse Jackie Stewart: «Moriva un pilota al mese», negli ultimi anni in Formula 1 non è più deceduto nessuno, e non solo per fortuna.
r.m.

r.magnani

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