Altri 11 morti in Provincia di Como  Ma (forse) il coronavirus allenta la morsa
Da oggi è obbligatorio coprirsi naso e bocca in tutta la Regione (Foto by Andrea Butti)

Altri 11 morti in Provincia di Como

Ma (forse) il coronavirus allenta la morsa

Ieri altri 63 tamponi positivi, per un totale di 1.319. Ma la giornata si chiude anche con l’annuncio del calo del numero dei ricoveri nelle terapie intensive

La giornata di ieri (sabato 4 aprile) si è chiusa con una buona notizia. Quella che il numero dei lombardi ricoverati nei reparti d Terapia intensiva è sceso di 55 unità. Si tratta della prima, vera inversione di tendenza dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Regione, in un quadro generale che resta comunque molto critico. Si sono contati 345 ulteriori decessi, che hanno portato il totale dei morti da coronavirus alla quota di 8.656. È cresciuto, sempre a livello regionale, anche il numero dei pazienti positivi, 49.118, per un incremento di 1.598 unità. I tamponi realizzati sono saliti a quota 141.877.

Con la premessa che tutto è relativo, i numeri suggeriscono una diminuzione del ritmo di crescita anche per quanto riguarda i contagi a livello provinciale. Milano ne conta 10.819, 428 in più del giorno precedente. Bergamo ne ha 9.588 (+273), Brescia 9.189 (+166). A Como se ne sono contati 63 in più del giorno precedente (totale 1.319), Lecco ha fatto meglio, con una crescita di “soli” 24 positivi (anche se sull’altro ramo del Lario i malati noti sono già 2.238). A Varese ne contano 1.148 (+63). La sensazione è quella che nelle province “insubriche” si viaggi con qualche giorno di ritardo rispetto al resto della Regione, e che i numeri, in proporzione, cresceranno per qualche giorno ancora. Tra l’altro non smettiamo di piangere i nostri morti: 11 quelli censiti dall’Ast, residenti nel Comune capoluogo (tre in tutto, che portano il totale per la città di Como a quota 38), Brunate, Erba, Inverigo (due pazienti), Mariano Comense (altri due), Oltrona di San Mamette, San Bartolomeo Val Cavargna e Tremezzina, dove si colloca uno dei focolai più virulenti, quantomeno in rapporto alla popolazione, assieme a quelli di Inverigo e dell’Alto lago.

«Quelli di oggi (ieri, ndr) sono dati buoni - ha detto l’assessore al Welfare Giulio Gallera - ma ancora non possono portarci a ritenere che davanti a noi ci sia soltanto una discesa rapida. Siamo comunque in linea». Un lume di speranza, con il pensiero fisso a chi non ha avuto la fortuna di arrivare fino a qui, arriva dall’inversione nel rapporto ricoveri - dimissioni. Cioè: il numero dei dimessi e, purtroppo, quello dei decessi è superiore a quello dei nuovi accessi. Questo significa che, in altre parole, si liberano posti per chi ne ha bisogno e diminuisce la pressione sugli ospedali.

Intanto ieri, ribadendo che fino al 13 aprile rimangono in vigore le misure restrittive già stabilite per l’intero territoriale regionale lo scorso 21 aprile, il presidente Attilio Fontana ha introdotto «l’obbligo per quanti escano dalla propria abitazione di proteggere se stessi e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche semplici foulard e sciarpe».


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