Cantù e il caso Arosio  Imprenditori delusi:«Tempo perso»
Il sindaco Edgardo Arosio dovrà lasciare l’incarico

Cantù e il caso Arosio

Imprenditori delusi:«Tempo perso»

Duro il giudizio sull’incompatibilità del sindaco. Tagliabue: «Non fa piacere». Riva: «Mai un aiuto dalla politica»

La decadenza del sindaco Edgardo Arosio non significherà la fine della città di Cantù, certo. Ma l’amarezza, per un anno che rischia di venire sprecato, congelato o comunque percorso con il freno a mano tirato, c’è. Perché le questioni importanti da affrontare non mancano. E si possono chiamare per nome e cognome.

Lo dice, con i toni pacati che lo contraddistinguono, l’economista Mario Marelli, per tre decenni docente alla Bocconi, che, pur non addentrandosi nella vicenda, ritiene che si debba evitare il commissariamento: «Io vedrei meglio la continuazione con un nuovo vicesindaco perché il commissario si limita ai fatti ordinari, non risolve fatti straordinari. E mi pare che a Cantù di fatti straordinari ce ne siano. Meglio avere una formazione politica».

Dello stesso parere anche Pierluigi Marzorati, bandiera della Pallacanestro Cantù e presidente dell’associazione Benemeriti: «Arosio ha mostrato con puntiglio di voler fare il bene della città, quindi questa è una doccia fredda di cui avremmo fatto a meno. Ci sono in ballo lavori importanti, penso al De Amicis, alla viabilità per il nuovo Pianella, al futuro dell’ex tribunale, per questo, se si fosse evitata questa situazione, sarebbe stato meglio».

Daniele Tagliabue, presidente della delegazione cittadina di Confartigianato: «Mi dispiace molto per tutta l’amministrazione, che in un anno non ha potuto fare molto. Un’amministrazione si giudica su due mandati». E ancora: «È successo quel che è successo, certo non fa piacere, ma ne prendiamo atto, non è mai morto nessuno perché decade un sindaco. Potrà esserci un stallo, un non governo per un anno, ma la verità è che domani mattina si apre la bottega e si fa tutto il possibile per andare avanti».

Molto dura la posizione di Maurizio Riva, patron di Riva 1920: «Non ho parole. Alla fine forse è meglio che il sindaco se ne vada, invece di decadere, così fa una miglior figura». Da imprenditore, teme l’eventualità che si perda un anno? «Io non ho paura di niente – replica fermo -, perché dalla politica non abbiamo nessun aiuto. Noi non ci aspettiamo niente».

Una visione molto pessimista. «Non è pessimismo – continua – è solo realismo. Basta guardare la piazza, che viene rifatta da anni, il palazzetto mai terminato, il fatto che manchi una strada per attraversare Cantù, il centro morto, con via Dante che è un cadavere. Da quanti anni è sbagliata la politica? Invece di andare d’accordo litigano e dobbiamo essere onesti, la colpa è anche dei cittadini, che hanno ben poco senso civico».

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