C’era un allievo macchinista  sul treno partito con il rosso
Lo scontro frontale tra i due locomotori

C’era un allievo macchinista

sul treno partito con il rosso

È la principale novità nell’inchiesta avviata dalla procura di Como. Il giovane era affiancato da un tutor. Disposto il sequestro delle scatole nere - IL VIDEO

C’era un allievo macchinista ai comandi del treno regionale che l’altra sera avrebbe mancato di rispettare il segnale rosso del semaforo alla stazione di Inverigo, con il risultato di scontrarsi frontalmente con un secondo treno, proveniente da Canzo.

È una delle principali novità emerse a margine dell’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Como (pm Daniela Moroni) per il reato di disastro ferroviario. Secondo i primi accertamenti svolti dal personale della Polfer, il giovane aspirante macchinista sarebbe un venticinquenne di Iseo nel Bresciano, che al momento dell’incidente era affiancato da un tutor con parecchie ore di conduzione alle spalle, un macchinista di 41 anni originario della provincia di Salerno e residente a Rovellasca.

Entrambi, al pari del conducente del regionale proveniente da Canzo Asso (milanese di Solaro, 38 anni), sono stati accompagnati in ospedale - a Erba e a Lecco - per essere sottoposti ai controlli ematici di legge, effettuati per escludere l’eventualità che qualcuno di loro potesse avere assunto sostanze alcoliche o stupefacenti prima di prendere servizio.

La prima novità riguarda la responsabilità dell’accaduto che, già nelle ore appena successive all’incidente, Trenord attribuiva al personale del regionale 1665, quello cioè partito da Cadorna. I due addetti - il tutor e l’apprendista - avrebbero riferito alla Polfer di avere messo in moto il convoglio con segnale verde, circostanza a quanto pare smentita non solo dai sistemi di controllo presenti in stazione ma anche dalle immagini - acquisite agli atti dell’inchiesta - del sistema di videosorveglianza dello scalo, dai quali sembrerebbe potersi escludere l’eventualità che il rosso si sia mai spento.

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