Como: mancano 40  medici di famiglia  «Sempre peggio»

Como: mancano 40

medici di famiglia

«Sempre peggio»

I professionisti sul territorio sono pochi: allarme Spata: «Età media alta e mancano le borse di specialità»

«Alle riunioni mi sento come un pesce fuor d’acqua, ormai hanno tutti i capelli bianchi...». La battuta di un giovane medico di famiglia sintetizza il problema: l’età media dei professionisti che lavorano sul territorio comasco cresce e non c’è ricambio se non in misura molto limitata. C’è da preoccuparsi, lo dimostrano anche i numeri ufficiali, quelli riportati nell’ultimo bollettino di Regione Lombardia: in provincia di Como mancano 35 medici di famiglia e 4 pediatri. Il documento cita tutti gli ambiti con carenza di medici, si scopre così che solo nella zona di Cantù, Brenna, Capiago, Carimate e Cucciago dovrebbero esserci quattro dottori in più, nell’ambito che comprende Como, Blevio e Brunate ne servirebbero altri cinque, e via discorrendo.

Sostituire i medici che vanno in pensione è diventata un’impresa, i giovani scarseggiano a causa delle difficoltà nell’accesso alla professione, il risultato è che un numero sempre più elevato di cittadini si vede costretto a spostamenti anche di diversi chilometri per sottoporsi a una visita o ritirare una ricetta.

«Moltissimi colleghi nell’arco dei prossimi 3-5 anni cesseranno l’attività - spiega il presidente dell’Ordine dei medici Gianluigi Spata - ma entrerà in servizio un numero di giovani insufficiente. La causa è soprattutto il numero troppo esiguo di borse di studio previsto dal ministero. A livello nazionale sono poco più di mille all’anno, in Lombardia siamo faticosamente arrivati a 120 grazie a un contributo della Regione che ne finanzia una ventina. In Italia abbiamo circa 15mila medici che restano nel limbo, non riescono a fare il corso di specialità o il triennio per diventare medico di Medicina generale, quindi aspettano che si liberi un posto e intanto si arrangiano con la reperibilità notturna nelle case di riposto, il servizio di guardia medica, oppure se ne vanno all’estero».

© RIPRODUZIONE RISERVATA