Mariano, flop dei centri estivi  I genitori preferiscono l’oratorio
Attività all’oratorio di San Rocco: ragazzi in piccoli gruppi e tutti con la mascherina

Mariano, flop dei centri estivi

I genitori preferiscono l’oratorio

Sono 72 gli iscritti in parrocchia e solo 27 quelli in Comune. L’assessore: «C’è ancora tanta paura». Le opposizioni: «Semmai prezzi alti e tante incertezze»

Se l’oratorio resta la scelta preferita dalle famiglie per intrattenere i figli d’estate altrettanto non si può dire, quest’anno, dei centri estivi promossi dal Comune a Mariano. Lo dicono i numeri che fotografano come l’offerta della parrocchia abbia raccolto 72 iscritti in San Rocco, mentre i campi comunali solo 27 adesioni sui 73 posti disponibili.

Una disaffezione che l’assessore all’Istruzione, Loredana Testini, imputa alla paura, unita al fatto che mamma e papà si sono già organizzati nella gestione dei figli, avendoli a casa da fine febbraio.

Giustificazioni che per le minoranze puntano ad auto-assolvere le mancanze della giunta guidata da Giovanni Alberti. «Le adesioni sono state poche perché i costi all’inizio erano troppo elevati» commenta la portavoce di “Progetto Mariano Brianza”, Chiara Pellegatta, ricordando come la tariffa proposta al lancio del servizio fosse di 600 euro per 4 settimane, salvo poi essere dimezzata.

«Il fatto poi che i centri estivi siano aperti solo la mattina non soddisfa le esigenze dei genitori che lavorano tutto il giorno. Non credo proprio sia stata la paura a bloccare le iscrizioni, come asserisce l’assessore, ma la tardiva organizzazione e informazione».

Per il centrosinistra era necessario fare un sondaggio prima di programmare il servizio, sottolinea il capogruppo di Mariano 2.0, Simone Conti. Ma è mancata anche una corretta informazione per Conti che sentenzia: «Il flop sul centro estivo è della Giunta, e chi ne paga le conseguenze sono i marianesi».

Concorda il Pd con il consigliere Luca Frigerio: «Il punto chiave è che le famiglie non hanno potuto fare affidamento sul Comune. I tentennamenti, le incertezze, i cambi di rotta tardivi, il periodo troppo breve e i costi elevati sono stati i fattori essenziali che hanno spinto le famiglie a cavarsela altrimenti».


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