«Non sono ndranghetista  E dello Stato non mi fido»
Como - tribunale processo 'ndrangheta, tra il pubblico anche scolaresche e alcuni rappresentati della minoranza di Cantù (Foto by Andrea Butti)

«Non sono ndranghetista

E dello Stato non mi fido»

Oggi in aula hanno parlato il presunto boss Giuseppe Morabito e gli altri imputati al processo per la ’ndrangheta a Cantù

DOMANI, MERCOLEDÌ 6 MARZO, DUE PAGINE SU “LA PROVINCIA”

«È da 17 anni che sto a Cantù e giro per locali. Non ho mai avuto problemi con nessuno. All’improvviso, negli ultimi due o tre anni, sono diventato ’ndranghetista, come dicono». Giuseppe Morabito è l’ultimo a uscire dalla gabbia degli imputati e a rispondere alle domande del suo legale e del pubblico ministero. A suo carico le accuse più gravi, nel processo sulle botte, le presunte estorsioni e le minacce che la ’ndrangheta - secondo gli inquirenti - ha messo in scena per prendere il controllo della movida canturina. Lui, accusa la Procura antimafia, è il boss. L’uomo che è riuscito a spodestare un nome del calibro di Muscatello, famiglia che da trent’anni comanda in quel della Brianza canturina.

Questa mattina, martedì 5 marzo, in aula, durante il processo, hanno parlato tutti e 9 gli imputati, accusati, a vario titolo di aver fatto parte dell’associazione che controllava la movida cittadina.

E tra il pubblico c’era anche un gruppo di politici di opposizione di Cantù, per ribadire il fatto che, se il Comune era assente, loro vogliono essere presenti e stare vicini alle vittime e ai testimoni. «A Cantù non solo non c’è connivenza con le mafie, ma ci sono cittadini pronti a lottare per la legalità e la giustizia».

SUL QUOTIDIANO LA PROVINCIA IN EDICOLA MERCOLEDÌ 6 MARZO DUE PAGINE DEDICATE AL PROCESSO


© RIPRODUZIONE RISERVATA