Mercoledì 09 Dicembre 2009

Le distinzioni tra fascismo e comunismo


Rispondendo a un lettore, Max Lodi argomenta giustamente, ma poi cade in una affermazione che ritengo scandalosa. Riferendosi a Fini che potrebbe puntare alla massima carica istituzionale della Repubblica sostiene "non si vede perchè sarebbe vietato aspirarvi ad un ex simpatizzante del fascismo dopo che vi hanno aspirato ex militanti del comunismo e uno di loro si è insediato al Quirinale". Lo scandalo non sta nella prospettiva di Fini Presidente: dopo aver dichiarato il fascismo "il peggiore dei mali" ben venga. Lo scandalo è che si ponga il paragone e si confondano le nefandezze fasciste con i meriti del comunismo in Italia. I comunisti italiani hanno contribuito alla cacciata del fascismo e del nazismo meritando nelle formazioni partigiane quanto gli altri componenti del CLN. Del comunismo è esecrabile il comportamento di alcune dittature straniere ma nulla di ciò riguarda l’Italia. Il comunismo è servito alla cacciata di alcuni prepotenti: gli Zar in Russia, Batista a Cuba, i Mandarini in Cina, oggi la più prosperosa economia mondiale. Il comunismo secondo Marx era una forma di economia applicabile, nel giusto riparto delle risorse.  

Nedo Walter Nenci

Ho detto di Fini quel che lei cita perché alcuni gli rimproverano di possedere un marchio, quello d’ex fascista, impermeabile a ogni ripudio e che gli vieta di candidarsi alla massima carica della Repubblica. Trattamento non eguale è stato riservato a chi, per marchi e ripudi, non risulta da meno di Fini: tutto qui. E non è poco. Se vogliamo discutere di storia, dico che la storia ha spiegato bene che cosa furono il nazifascismo e il comunismo: regimi totalitari, imperniati il primo su idee aberranti e criminalità esecutiva, il secondo su alti ideali e feroci bassezze. Entrambi hanno grondato (e qualcuno gronda ancora) sangue. Lager e gulag, sterminii di massa, purghe e altro ancora lo attestano. Quanto a Marx, «…il comunismo non dovette aspettare Stalin per essere violento, persecutore e perfino razzista: questo fu il carattere che gl’impresse il suo vate e maestro». Lo scrisse Montanelli, a “riabilitazione” avvenuta nei suoi confronti da parte dei comunisti italiani. E non ricevette obiezioni. Che poi in Italia uomini di buona fede abbiano creduto nei princìpi che altrove subivano oltraggio, e li abbiano meritoriamente praticati, è noto a tutti. Perfino a me, tanto che non pensavo di dover specificare un’ovvietà in una risposta che non la richiedeva. Tuttavia questa lettera mi dimostra d’aver dato per scontato ciò che non lo era. E dunque me ne scuso.

Max Lodi

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