Mercoledì 12 Maggio 2010

Larghe intese, governo tecnico e grandi riforme


Adesso Casini dice che i tempi sono maturi per un governo d'unità nazionale. Non ricordo bene, ma mi sembra che nel passato, quando nel governo di centrodestra c'era anche lui, un discorso del genere non glielo ho mai sentito fare. Eppure situazioni molto difficili non mancarono nemmeno a quell'epoca e perciò si potrebbe pensare che Casini coglie dalle vicende negative della situazione internazionale l'occasione per reinserirsi attivamente nella politica nazionale. Non mi sembra questo il momento delle grandi ammucchiate. C'è un governo basato su una larga maggioranza, faccia il suo dovere. E se le misure che prenderà sono condivise dall'opposizione, l'opposizione le voti. Che bisogno c'è di cambiare il governo?

Gino Canali

Difatti il governo non cambierà per l'eventuale precipitare della situazione internazionale. Il governo cambierà (se cambierà) solo sull'onda delle vicende giudiziarie che investissero altri suoi componenti oltre a Scajola, che riguardassero alte gerarchie di partito, che si rivolgessero a un passato dal quale non può chiamarsi fuori la nomenclatura del presente. Il pericolo è questo. Dico pericolo perché in un momento finanziariamente così drammatico, non c'è chi potrebbe permettersi di gioire d'alcunché: le conseguenze le pagherebbero (le pagheremmo) tutti. Riportando l'argomento al suo significato generale e non relativo alla situazione odierna, va detto che Casini non sbaglia quando afferma che solo un esecutivo di larga partecipazione è in grado di licenziare riforme importanti per il Paese. Negli ultimi quindici anni non c'è stato governo che abbia avuto il coraggio (elettorale) di sciogliere, per esempio, il nodo delle pensioni o quello delle liberalizzazioni o quello d'una revisione costituzionale. Eccetera. Nessuno l'ha fatto, e nessuno lo farà mai, essendo troppo alto il prezzo da pagare in termini di consenso: chi osasse tanto, ne sarebbe ripagato con una bocciatura dalle urne. Dove molte schede confluiscono secondo la rotta indicata dalle lobby di potere. E le lobby premiano quelli che le tutelano, non quelli che tutelano la comunità nazionale. Per tutelare quest'ultima, di nazionale (di unità nazionale) ci vorrebbe dunque il governo: solo in tale caso nessuno dei partiti che gli forniscono il sostegno potrebbe evitare assunzioni di responsabilità. E nessuno potrebbe sperare, nel caso di fallimento delle riforme, d'avvantaggiarsi del voto popolare. Un'ipotesi dell'irrealtà? In Germania hanno dimostrato il contrario. Ma a noi la Germania fa venire l'orticaria. E, prurito per prurito, ne preferiamo altri.

Max Lodi

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