Giovedì 27 Maggio 2010

L'obiettivo è ostacolare la magistratura

Non voglio stare a dilungarmi sulle rimostranze, più che sacrosante, che rimbalzano sulla stampa e nelle tv,  la “salvaguardia" della banda della "cricca" e dei mafiosi,  le briglie ai magistrati, il bavaglio ai giornalisti e alle trasmissioni d'inchiesta, la garanzia della privacy (di chi?). I politici stanno spendendo tempo e denaro di tutti per un'altra legge che alla gente non porta niente. E hanno lavorato anche di notte per far svelto a far fuori la pezza, cosa che mai avrebbero fatto per qualsiasi altra legge, figuriamoci poi per decreti che possano migliorare la situazione sociale. Ma leggi per migliorare la situazione della gente, quant' é che non ne escono o  ne son  mai uscite finora? Il padrone della melonera ha addirittura declamato che se non si arriva subito alla fine "impone" la fiducia. A me sembra che fare una legge simile non ha niente a che vedere con la  politica, mi pare che si tratti  di una porcata che miri solo a parare la loro, verosimilmente,  parte più nobile e poter così continuare a far i loro comodi.

Ettore Meroni

Il disegno di legge sulle intercettazioni mira a ostacolare il lavoro della magistratura e lo svolgersi delle indagini. Se n'è detto preoccupato, per le conseguenze che causerà, perfino il capo della Polizia Manganelli. Un primo esempio: anche chi non è un giurista capisce che la complessità delle procedure per chiedere le intercettazioni e la limitata durata delle medesime (75 giorni) significa mettere i bastoni tra le ruote delle inchieste. Un  secondo esempio: vietare ai giornalisti di riassumere gli atti d'un procedimento in corso dandone notizia, non c'entra nulla con la tutela della privacy. La privacy si tutela non pubblicando nel dettaglio e senza controllo colloqui telefonici d'ogni tipo, specie se del tutto estranei al caso in questione; e la si tutela distruggendo da parte degl'inquirenti tutte le trascrizioni irrilevanti da essi effettuate. Un terzo esempio: l'intenzione di colpire con multe milionarie gli editori, qualora violassero le nuove regole, fa intendere uno scopo di deterrenza pericoloso per i giornalisti.  Che finiranno per essere condizionati da chi ne governa le sorti amministrative. Naturalmente i giornalisti hanno le loro responsabilità in tutto questo. Anzi, le loro colpe. Se non avessero pubblicato di tutto e di più, probabilmente non saremmo a un tale punto. Ma i politici ne hanno di peggiori: hanno colto l'occasione per varare norme così restrittive da farle sembrare d'intonazione vendicativa. Nei confronti della stampa, ma soprattutto nei confronti della magistratura.

Max Lodi

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