Domenica 06 Giugno 2010

L'Italia di Lippi, andiamoci piano con le bocciature


Il momento è proprio nero. Adesso ci si mette anche la nazionale di calcio, che a pochi giorni dall'inizio dei mondiali ha dato uno spettacolo misero contro il Messico. Naturalmente la spiegazione data dal commissario tecnico è la solita di queste circostanze: gli avversari hanno giocato più amichevoli, sono meglio preparati, ce lo dovevamo aspettare eccetera. Io credo che ci dovessimo aspettare un'Italia già pronta, quando ormai si è alla vigilia del torneo, a difendere il titolo iridato. Invece la sensazione è che si brancoli nel buio, dopo infiniti cambiamenti e tutto quanto sappiamo. Magari bisognerebbe essere più chiari e dire che da questa nazionale non ci si deve attendere nulla, e tantomeno il bis del 2006. Allora fummo bravi e fortunati, stavolta rischiamo di non essere neppure fortunati.

Gino Canali

A dir questo ci andrei piano. A proposito di bravura, Lippi è senz'altro bravo. A proposito di fortuna: Lippi è senz'altro fortunato. Dunque lo stellone, il nostro tradizionale stellone, resta in buone mani e non bisogna diffidare del suo valoroso comportamento. Di mondiali iniziati in sordina (o peggio: iniziati tra profezie generali di sicurissima sciagura) è zeppo il passato. Potrebbe andar così anche questa volta. Però è vero che la squadra è povera di talenti: ci sono rimasti Buffon in porta e Pirlo a centrocampo. Con gli anni che giocano a loro sfavore, soprattutto a sfavore di Pirlo. Ci sarebbe rimasto anche Camoresi, ma è inguaiato da ormai due stagioni, andrà in Sudafrica sofferente e rischia di non vedere il campo. Gli altri sono di medio livello: se fan gruppo e il cittì trova l'alchimia psicologica e tattica giusta, supereranno il girone iniziale e magari gli ottavi. Poi tutto sarà (appunto) nelle disponibilità dello stellone. Due campioni ce li avevamo (ce li abbiamo) e sono Cassano e Balotelli, di carattere però troppo bizzarro per quagliare con quello spigoloso dell'allenatore e con le umoralità della casta azzurra. E difatti li si è lasciati a casa. Dal tutto è nata una nazionale di profilo basso, dubbiosa di se stessa, assemblata con l'avventurismo obbligato dell'ultima ora, non avendo espresso il campionato nulla di consolidato e affidabile. Nel 2006 Lippi potè affidarsi al telaio di Juve e Milan, che allora dominavano anche grazie a un buon numero di giocatori italiani nelle loro file. Oggi ha a disposizione solo (e assai parzialmente) quello della Juve, purtroppo reso quasi inservibile da una delle più disastrose stagioni della sua storia. Onestamente: che cosa può promettere Lippi se non d'esimersi da qualunque promessa?

Max Lodi

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