Venerdì 02 Luglio 2010

Fatti e notizie e il diritto di raccontarli


Dove sono ora tutti quei moralisti, e i giornalisti della disinformazione, che si sentono imbavagliati dal regime quando Scandiano (paese natio di Prodi) fa come Adro? Su «Il Giornale di Reggio», consultabile anche su internet (salvo smentite): «Rette non pagate, giro di vite del comune. Se i bimbi a digiuno li mette la sinistra, dal primo settembre saranno sospesi i servizi ai ritardatari non giustificabili». Ora a Scandiano si scateneranno i segugi dello “scoop”? Ne parleranno i vari tg? Faremo con i compagni come le famose tre scimmie? E' proprio vero che nel paese di Arlecchino non conta cosa si fa, ma chi lo fa! Basta ingigantire o ignorare la stessa notizia e il gioco è fatto. E adesso chi lo dice ai milionari Santoro e Lerner?

Enzo Bernasconi

Quando si evita d'informare o lo si fa solo in parte o lo si fa strumentalmente, è sempre un ovvio errore. Che si ritorce - è solo questione di tempo - su chi lo commette. Poi c'è caso e caso, ci sono situazioni e situazioni, c'è un ripetersi forse simile e forse no di eventi: a volte i dettagli aiutano a dare un'interpretazione più corretta dell'insieme. Della vicenda di Scandiano (salvo smentite, come dice lei, caro amico) si sarebbe dovuto parlare e scrivere ben più di quanto si è fatto. E comunque, poca o tanta risulti la pubblicizzazione d'un episodio, l'importante è che se ne parli, appunto, e se ne scriva. Che non venga decretato per legge il silenzio dei mass media. Che ci si possa accapigliare sugli estremismi dialettici di sinistra e di destra, ma che risulti possibile farlo. Che i politici accettino le critiche, anche le più abrasive, evitando d'incolpare chi le muove anziché assumersi le colpe d'avventate mosse. Che non s'invochino le mobilitazioni popolari contro un presunto eccesso di libertà di cronaca. Ripeto: oltre che inaccettabile in punto di democrazia e di etica, è pericoloso in punto di politica. Supponiamo che norme di restrizione nei confronti del giornalismo diventino operative, e tutelino coloro che oggi detengono il potere più di quanto già non siano tutelati. Che cosa direbbero costoro se domani dovessero trovarsi sul fronte opposto, in minoranza e impediti a dare l'eco che vorrebbero al loro incalzare nei confronti della maggioranza? Proprio perché siamo nel Paese di Arlecchino, cioè in una terra dove a pochi padroni corrispondono molti servitori, controllando meglio il potere dei primi magari si può sperare che non peggiori l'inclinazione al vassallaggio dei secondi. E' il segreto di Pulcinella, e la stampa s'incarica di ricordarlo, quando qualche Brighella lo dimentica.

Max Lodi

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