Domenica 01 Agosto 2010

Gli editori e la libertà di stampa


Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente, e se una radio è libera ma libera veramente, mi piace ancor di più perché libera la mente». Niente di più vero, il Finardi d'annata aveva visto giusto! La radio entra nelle case,o se vogliamo nelle auto, ci fa rilassare oppure riflettere: la sera, tornando dal lavoro, contribuisce a corroborare la mia mente, magari  "sfatta" dalla stanchezza. Non sono un vip, loro sono fatti da altre fonti, pare!
Apprezzo magari i trenta secondi di Mentana, sintetici e concisi, oppure le riflessioni di Zucconi; egli risponde agli ascoltatori in maniera articolata, è un piacere ascoltarlo, anche se posso considerarlo lontano dai miei ideali. Ho citato i due famosi giornalisti perché un'analisi di Zucconi mi ha lasciato perplesso: parlando delle nuove prospettive sulla pluralità dell'informazione legate al nuovo incarico a La 7 di Mentana, e più in generale alla professione del giornalista, egli è stato drastico, sostenendo che comunque un editore a cui render conto c'è sempre, e Telecom ancor di più. E continuando con l'affermare, orrore, che il novanta per cento dei giornalisti italiani è assuefatto - per comodità, per questioni di pancia - al vento che gonfia le proprie vele, ultimamente bonaccia stante il perdurare della crisi dell'editoria.
Ovviamente il buon Vittorio si è arruolato nel restante dieci per cento, rivendicando la fulgida propria carriera, passata e presente, biasimando i colleghi. Voi come la pensate? Diamo retta a lui? D'altro canto, in un suo libro, «Storie dell'altro mondo», ha affermato: «Come vorrei, certi giorni, che davvero i giornali raccontassero soltanto balle». E alla radio, domando io?

Luca Cattaneo

Gentile signor Cattaneo, parafrasando un antico carosello, con quella penna Vittorio Zucconi può dire ciò che vuole. E' raffinato e geniale, dagli Stati Uniti racconta storie stupende. Qualche volta molto romanzate. Riguardo alla libertà, la faccenda è semplice. Un editore ce l'hanno tutti, l'importante è che i lettori sappiano chi è e quali interessi difende. Diceva Montanelli: «Meglio avere un padrone che cento, perchè ciascuno ti presenta il conto». Forse già pensava a Mediobanca e ai patti di sindacato. Raramente un editore toglie libertà a un giornale, perchè così facendo perderebbe i lettori. In questo senso trovo che siano più pericolosi l'autocensura e il servilismo di certi giornalisti. 

Giorgio Gandola

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