Martedì 01 Marzo 2011

L'educazione secondo il Cavaliere

Non è un problema, per il Presidente del Consiglio, distogliere l'attenzione dal reale operato del suo governo: basta lanciare affermazioni provocatorie, sostenendo poi che sono state male interpretate, come quelle recentissime sulla scuola pubblica. Così il Cavaliere cerca l'applauso col messaggio che «educare i figli liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della loro famiglia». Testuale.
Forse ha ragione il ministro Gelmini a correre ai ripari sostenendo che è erronea l'antitesi tra scuola statale e scuola paritaria, essendo entrambe aperte al pubblico: ma non concorre proprio ad accentuare simili contrapposizioni chi, mentre finanzia l'istruzione non statale, purtroppo promuovendo anche istituti di dubbia reputazione, sottrae risorse a quella statale?
Non è la questione della decadenza della pubblica istruzione ad avermi agghiacciato, bensì la logica evidente nelle parole del Premier, che molti mezzi di informazione hanno stemperato evitando di riportare per due volte la parola "inculcare" da lui ripetuta. Sono andato a risentire l'audio, che dovrebbe amareggiare ed indignare ogni insegnante, ma anche ogni genitore. Sarebbe ben sconfortante, infatti, che tanto la scuola quanto le famiglie si occupassero di "inculcare", ossia indottrinare, infondere a viva forza concetti ed opinioni nelle menti dei giovani, i quali meritano rispetto ed il confronto aperto con adulti che li interpellino e li sollecitino, ma soprattutto consentano loro di sviluppare una propria autonomia critica nei confronti di tutti i messaggi. È triste, ma assai significativo che il concetto di “educazione” sia comparso nel discorso di quel personaggio, forse più abituato alla manipolazione delle menti con le ossessive tecniche pubblicitarie e propagandistiche di cui ha mostrato d'esser maestro, come elemento funzionale all'“inculcare”. I suoi numerosi adoratori dovrebbero riflettere sul disprezzo che, oltre la facciata sorridente e lo straparlare di “amore”, quest'uomo prova nei confronti del popolo italiano. Lo rivelano le parole pronunciate nel 2004 a proposito dell'elettorato: «La media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco... È a loro che devo parlare». E come? Forse inculcando una serie di certezze o di miti, che trovano scarso fondamento nei fatti, ma che si rivelano utili a garantirgli la sottomissione di quanti preferiscono una fiduciosa narcosi all'impietoso confronto con la realtà?

Prof. Andrea Luppi
Como

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