Lunedì 11 Aprile 2011

Quel cartello squalificante e le dimissioni

«Maroni Assassino». Questo slogan rappresenta i "valori" dell'opposizione democratica che non riesce nascondere la demenzialità politica. Questo è un deputato (sic) che rappresenta degli elettori. A loro, Di Pietro deve chiedere scusa. E potrebbe rivedere il suo atteggiamento di 'noli me tangere' a proposito del dramma che si consuma nel Mediterraneo in difesa dei limiti territoriali delle acque internazionali. Ciò che viene definita 'emergenza' non è altro che una tragedia umana alla quale le diplomazie europee, la cattolicissima Francia in testa, sono sorde ed insensibili. Questa assenza di comprensione cristiana non è colta dal cattolico Casini che accusa il Governo e la Lega nella persona di Maroni, per "gli errori e le sciocchezze" sulla immigrazione. Pretende chiarimenti plagiando se stesso, campione nel dire sciocchezze criticando senza però fare proposte alternative, né più e né meno di Rosy Bindi. Una coppia cattolica lontana dagli insegnamenti cristiani.

Gaetano Banfi


Dell'offensivo cartello innalzato in Parlamento contro Maroni basta dire ch'è stato d'un gesto vergognoso. Squalificante, come tanti altri, del Parlamento medesimo. Distruttivo della qualità politica ed etica d'una certa opposizione. Le scuse, in casi del genere, non sono sufficienti. Ci vorrebbero le dimissioni. Ma se tutti i parlamentari che si sono reciprocamente oltraggiati e che hanno oltraggiato il governo, se tutti i componenti del governo che hanno ricambiato il gesto, se la classe politica (una parte non minoritaria della classe politica) che dà ogni giorno spettacolo indegno di sé e di chi l'ha eletta a quell'elevato rango di rappresentanza dovesse dimettersi, ci rimarrebbe davvero poco d'istituzionale. Questi sono i tempi e questi i costumi. Quanto a Maroni, si trova oggi nella posizione più difficile in cui un ministro dell'Interno leghista potrebbe trovarsi: deve dare risposte di rapida funzionalità a un problema nazionale sul quale il suo partito continua a porsi domande circa il modo e i tempi per differirlo localmente. Non solo: deve vedersela con un presidente del Consiglio imprevedibile nel dare la linea e soprattutto nel mantenerla (staccarla?). E con alleati che a volte lo sembrano solo di nome piuttosto che di fatto. A Maroni è giusto chiedere il meglio, però non si può negare che egli stia ingaggiando una lotta impari con il peggio. Infine, su Casini e sulla Bindi: li critichi quanto vuole, caro amico, ma non esageri a definirli campioni dell'anticristianità. Che non siano dei campioni forse è vero, che siano anticristiani, mi pare proprio di no.

Max Lodi

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