Sabato 16 Aprile 2011

Il «caso Ibra» e gli autogol della politica

Nelle attività agonistiche gli atleti devono sottomettersi e superare test antidoping. I parlamentari, che da un'indagine campionaria condotta dalle Iene sono risultati per il 30% positivi all'uso di stupefacenti, non devono sottoporsi ad alcun controllo in quanto si tratta  di indagini relative a «dati di natura sensibile, attinenti allo stato di salute». L'intemperanza verbale che Ibrahimovic ha rivolto a un guardialinee, nel corso di Fiorentina-Milan, è stata sanzionata con l'espulsione dal campo e con la sospensione per tre turni. La stessa, identica volgarità è risuonata nella camera dei Deputati diretta alla presidenza dell'assemblea. Il turpiloquio, inoltre, è stato potenziato da un esplicito movimento del braccio. Al colpevole, Ignazio La Russa, è stato comminato un richiamo scritto. Dato che nella società giuridica italiana l'attenzione e la rilevazione di fatti illeciti, così come la severità delle corrispondenti sanzioni, dipendono dall'importanza e dal valore attribuiti all'ambiente di riferimento, ne discende che l'attività parlamentare è meno importante di quella sportiva.

Enrico Maranzana

Cominciamo col dire che Ibra fa un mestiere più difficile di La Russa, perché un conto è essere il perno d'un attacco e un altro il ministro della Difesa. Il primo è costretto a fare il bomber, al secondo basta di non doverlo fare. Se lo dovesse, chissà come finirebbe, con la squadra che si ritrova: assai meno efficiente, bisogna ammetterlo, del Milan. Dunque Ibra, se vogliamo, ha qualche giustificazione in più di La Russa. Anche se non certamente quella acclarata, domenica sera, dal più celebre dei commentatori di Sky, secondo il quale egli - rivolgendosi al guardalinee - aveva insultato se stesso. Nemmeno Galliani è arrivato a osare tanto, per soccorrere Ibra. E neppure Cicchitto arriverebbe a osarvi, per proteggere Berlusconi. Che poi il calcio sia spesso una cosa più seria della politica, sono gli autogol della politica a dimostrarlo: nel calcio, per quanti se ne vedano, risultano di numero e dabbenaggine inferiori. Anche a proposito di sanzioni, dunque di certezza della pena e quindi di funzionamento della giustizia, il calcio appare migliore della politica. Il processo è breve, i giudici non subiscono ricusazioni, non esistono legittimi impedimenti né leggi ad personam. Esiste, questo sì, un tanto di sudditanza degli arbitri verso i grandi club, ma è davvero poca cosa se paragonata alla sudditanza di centinaia di peones parlamentari verso i grandi arbitri dei loro destini. I partiti. Che sono assai peggio delle partite.

Max Lodi

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